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Immigrati, in Sicilia la situazione è fuori controllo: la soluzione del governo è trasferire i clandestini altrove. Moltiplicando problemi e rischi

Giuliano Zulin
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La Sicilia diventa una regione dell'Africa, in particolare della Tunisia. Ormai l'isola di Pirandello non sembra più far parte dell'Italia. Come ammette lo stesso governatore Nello Musumeci, in audizione alla Camera davanti al Comitato Schengen: la nostra terra è in mano agli immigrati, «il governo è assente e la situazione è fuori controllo». Arrivano a decine all'ora. Superando i limiti di sopportazione della gente che, con Salvini ministro, aveva smesso di preoccuparsi degli sbarchi. Ora non siamo ancora tornati ai tempi d'oro dell'invasione con Gentiloni premier, però negli ultimi giorni la pratica è scappata di mano. La ministra Lamorgese, Interno, promette voli bisettimanali per rispedire i migranti clandestini. In realtà aveva annunciato anche l'allestimento di una "nave quarantena", che tuttavia tarda ad arrivare. Pure i militari, necessari come il pane onde evitare fughe di clandestini da centri di accoglienza raffazzonati, non si vedono. Pare che forse arrivino a breve, così come un contingente sarà inviato in Friuli-Venezia Giulia, dove il via-vai con l'est Europa è incontrollabile.

 Ne arrivano troppi. Lo stesso Viminale ammette che si sono moltiplicati gli sbarchi autonomi (e noi che eravamo rimasti fermi alle Ong...), una «situazione senza precedenti». La ministra si sfoga: «Per noi sono inaccettabili questi arrivi continui. Noi stiamo facendo il possibile, ma ci troviamo davanti a un evento con numeri elevatissimi». Certo, se i migranti sanno che qui vengono accolti senza problemi, ovvio che le traversate non accennano a placarsi. Sono troppi per le forze dell'ordine presenti nell'isola, che devono anche badare ad altro, tipo la mafia. Troppi per essere controllati, in particolare dal punto di vista sanitario. Troppi per una Regione, che aveva mezzi scarsi per fermare il Covid, figuriamoci per tenere a bada sindaci e comunità locali impaurite. È come se si fosse formato un imbuto: con gli africani che puntano ormai con ogni mezzo verso Lampedusa e i porti siciliani, barboncini compresi. Causa migranti (per non parlare del virus) il turismo isolano è in difficoltà, gli imprenditori chiedono all'esecutivo un segnale. Soldi, ma anche di ristabilire l'ordine pubblico. Musumeci alza la voce: «Questo fenomeno non è gestibile dalla Sicilia che ha larghe fasce di povertà e gravi difficoltà economiche e vive di turismo. Non possiamo farci carico solo noi di tutto questo. La pazienza e la sopportazione sono nel nostro codice genetico, ma anche queste hanno un limite». Pazienza che sta terminando anche nel Continente. Già, poiché l'africanizzazione della Sicilia, che non riguarda solo il clima torrido, poi a cascata si riversa sulle altre Regioni. Posto che gli extracomunitari sbarcati sull'isola risultino negativi al Corona, costoro saranno inevitabilmente trasferiti. Dove? Per capirlo, visto che il Viminale fa finta di nulla, basta seguire le lamentele delle opposizioni. «Apprendiamo che grazie al Governatore Zingaretti e alla ministra Lamorgese - denuncia l'onorevole leghista Claudio Durigon - i migranti che sono stati sbarcati in Sicilia saranno ricollocati nel Lazio: una sorta di "bonus vacanze" per clandestini da utilizzare nelle nostre località. Con questa folle scelta, a Latina andranno centinaia di immigrati che peseranno su un territorio alle prese con gravissimi problemi, in particolare nella filiera del turismo che sta soffrendo moltissimo. Per non parlare della città di Fiuggi, meta termale conosciuta in tutto il mondo, che viene trasformata in un campo profughi. Tutto per la scellerata politica delle frontiere aperte a tutti, una scelta incomprensibile di cui pagheranno le conseguenze i cittadini italiani», conclude Durigon. Dal Lazio al Piemonte, dove il presidente Alberto Cirio ha scritto alla Lamorgese per dire «ora basta. Stop a ulteriori invii che mettono a rischio un equilibrio sanitario raggiunto con sacrifici enormi». Porte chiuse dunque al governo, che tuttavia mantiene i porti aperti e spera di ovviare all'emergenza, non fermando gli sbarchi ma raddoppiando le navi-quarantena. Che saranno dunque due. Potranno contenere fino a 600 clandestini l'una in attesa di tampone. Un'iniziativa inutile e dannosa, per due motivi.

 

 

 

 

Il primo è economico. Giorgia Meloni ieri ha denunciato: per una nave il «costo dell'operazione è di quasi 4,8 milioni di euro per 92 giorni, più di 50mila euro al giorno, per ospitare fino a 400 persone con tanto di vitto erogato "in conformità ai dettami delle diverse religioni"». Denari degli italiani - sottolinea la leader di Fratelli d'Italia - che finiscono per ristorare i clandestini. Il guaio è che se non si chiudono le frontiere, come stanno facendo molti altri Paesi europei, questi ospedali galleggianti anti-Covid non basteranno. Non solo ormai arrivano migliaia di stranieri a settimana, soprattutto ne giungono centinaia di positivi. I numeri devastanti sono usciti ieri dalla Commissione Affari Sociali. «Dall'inizio della pandemia sono stati registrati 603 migranti positivi al Covid, di cui 193, ad oggi presenti nei centri di accoglienza, non ancora guariti». I dati sono emersi dalla risposta ad un'interrogazione presentata dal deputato di Forza Italia Roberto Novelli discussa oggi in commissione Affari Sociali. L'azzurro ha così commentato: «Le cifre del sottosegretario Zampa sono solo un indicatore della situazione. Ben altro peso avrà l'indagine nazionale effettuata in 5.038 centri di accoglienza che ospitano 59.648 migranti, e i cui risultati saranno resi noti la prossima settimana...». Temiamo il peggio.

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