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Pasquale Tridico, il professorino che scodinzola a Gigino: si occupa di tutto tranne che di pensioni

Sandro Iacometti
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Nell'estate del 2018 l'ingordigia di Luigi Di Maio lo lasciò a piedi. Il leader grillino voleva fare il vicepremier, il ministro dello Sviluppo e pure quello del Lavoro. Incarico, quest' ultimo, che era stato ufficialmente promesso, con tanto di lista scritta irritualmente consegnata al capo dello Stato prima delle elezioni, all'allora semisconosciuto Pasquale Tridico. Molti, forse anche lo stesso Gigino, oggi rimpiangono la scelta bulimica. Non tanto perché l'attuale ministro degli Esteri trovandosi uno e trino fece più di un pasticcio. Quanto perché sono quelli gli eventi che hanno portato Tridico alla guida dell'Inps. Lasciarlo a bocca asciutta, del resto, non si poteva.

 

 

È stato lui, prof neokeynesiano con una cattedra di Politica economica a Roma Tre e una sfilza di pubblicazioni sulle conseguenze nefaste della disuguaglianza sociale, ad inventare il reddito di cittadinanza. A trasformare il vecchio tema della redistribuzione del reddito e del salario garantito in un cavallo di battaglia ideologico e ad incapsularlo in una proposta di legge presentata nel 2013 dall'attuale ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo. Quando, lo scorso anno, si è trattato di mandare a casa Tito Boeri, la sua nomina è sembrata scontata. Certo, la Lega non ha fatto i salti di gioia, ma dovendo avviare la grande macchina della paghetta grillina, chi meglio di lui poteva farsi carico del pagamento degli assegni?

Fin da subito è stato chiaro che delle pensioni a Tridico non fregava un granché. Il suo compito primario era quello di trasformare l'Inps in una camera di compensazione delle ingiustizie sociali. Incarico politico, ma anche missione di vita. Già, perché il professore di Scala Coeli, piccolo comune in provincia di Cosenza, classe 1975, al reddito di cittadinanza e alla politica dei sussidi a pioggia ci crede davvero. Così come crede che l'occupazione e la produttività possano crescere riducendo l'orario di lavoro a parità di salario e che la flessibilità sia un mostro creato da strategie di speculazione finanziaria che non hanno nulla a che fare con le esigenze produttive.

Teorie che il nostro, dopo la laurea in Scienze politiche alla Sapienza, ha sviluppato in una serie di master e dottorati che, stando al suo curriculum, si sono svolti tra Brighton, Dublino e New York. nemico delle imprese Che Tridico non sia un grande amico delle imprese si è visto di recente, quando, di fronte alla crisi economica più violenta dal dopoguerra ad oggi, ha accusato le aziende di utilizzare la cassa integrazione per «pigrizia ed opportunismo». Ma quello che il professore ha dimostrato negli ultimi mesi è stato soprattutto di non essere un grande manager. Gli incredibili ritardi sull'erogazione dei sussidi varati dal governo con il Cura Italia e il Decreto Rilancio, con tanto di sito dell'Inps in tilt, presunto attacco terroristico e dati sensibili spiattellati senza freni sui pc di mezz' Italia, qualche mese fa gli stavano per costare il posto.

Di fronte all'impantanamento dell'unica strategia anticrisi messa in campo dal governo, Giuseppe Conte è stato seriamente sul punto di rispedirlo ai suoi amati studi keynesiani. Poi, durante un lungo vertice di fine giugno, malgrado le pressioni dei renziani, i grillini hanno avuto la meglio. La Cig ha continuato a non arrivare, ma si è scelto di attribuire la colpa agli intoppi burocratici (tutt' ora irrisolti, in barba alle promesse). Difficile dire se la lista dei politici acchiappa bonus diffusa in questi giorni sia il motivo per cui i pentastellati continuano a proteggerlo. Di certo anche questa volta Tridico si è mosso come un elefante. Prima ha utlizzato l'ufficio antifrode per monitorare beneficiari che non hanno frodato nessuno, poi si è trincerato dietro la privacy senza sapare che il Garante non la pensava come lui. Adesso le opposizioni, appoggiate dai renziani, vogliono la sua testa. E non è detto che, questa volta, non riescano ad ottenerla.

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