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Beppe Grillo, Francesco Specchia tuona: "Se tenti di circolargli attorno, l'unica garanzia è quella di beccarti una craniata"

Francesco Specchia

Eppur è duro, e mesto, e stressante il mestiere del Garante. Eppure, ci fu un tempo -quello epico della fondazione, l'età dell'innocenza- in cui per i suoi valori fondativi, il M5S evocava l'Enciclica Caritas in veritate. Recitava: «Il MoVimento Cinque Stelle si pone, nella realizzazione del suo programma, è la convivenza armoniosa tra gli uomini, attraverso lo sviluppo del talento e delle capacità personali dell'individuo, che deve trovare piena possibilità di cogliere tutte le opportunità realizzabili all'interno della Società Civile». La convivenza armoniosa tra gli uomini. Ecco. Ci un tempo -erano solo otto anni fa, miodio, e sembra passato un secolo- in cui Beppe Grillo si stagliava come il Garante del sigillo pontificio sui piccoli dèi della piccola politica.

Ora, invece, da quando Beppe va in giro a strappare microfoni e far ruzzolare i cronisti dalle scale e a calpestare il diritto d'informazione con la furia iconoclasta, be' l'unica garanzia è quella di beccarti una craniata da lottatore di wrestling se tenti di circolargli attorno nel raggio di cinque metri. Certo, magari le domande del collega Francesco Selvi dell'odiato programma Mediaset Dritto e rovescio, indottrinato dall'ancor più odiato Paolo Del Debbio, non erano del tutto ortodosse rispetto all'idea tetragona che MoVimento ha dell'informazione. Ma, insomma, chiedere è lecito e rispondere è cortesia. E, insomma, è indubbio che qualcosa nell'"oclocrazia benevola", nel potere politico delle masse descritto nei cartelli e nei raduni oceanici dei proto-grillini, s' è rotto. Se si arriva a picchiare un cronista alla sofferta ricerca della notizia, un poverocristo nell'esercizio del proprio dovere; be', è chiaro che qui siano andati a farsi fottere i principi sbandierati di "Libertà, Uguaglianza, Dignità, Solidarietà, Fratellanza e Rispetto" e tutto l'apparato gandhiano e non violento degl'inizi. Certo, magari poi il collega giornalista ci può marciare, e un'intervista muta -sui No Mask, sulle incoerenze del partito, su Casaleggio- a un leader imbarazzato si può trasformare, d'incanto, in un reportage sul disprezzo della libera stampa con cui ci campano, tra servizi e approfondimenti almeno una mezza dozzina di tiggì. Eppure, Grillo i rischi del potere li conosceva. Ma il punto è un altro.
 

SENSO DI ONNIPOTENZA
La politica sporca rende opaco il trasparente, sobilla i bassi istinti, solletica il comune senso di onnipotenza. Grillo non ne è rimasto immune all'idea diafana della democrazia parlamentare. Epperò, il comico poteva reagire agli approcci "innopportuni" di Rete 4 col solito sarcasmo, lanciando le solite battute al tritolo. Poteva risolverla in un "Vaffa" classico. Oppure poteva fare come il mitico Enrico Cuccia assalito da Francesco Salvi di Striscia la notizia in una sequenza impressa nella storia della televisione. Grillo, come il banchiere dell'impossibile, poteva camminare lento, sguardo verso un orizzonte immaginario, silente e impassibile ad ogni domanda del cronista soffiata nel vento. L'indifferenza come ultimo terrore, alla Tommaso Landolfi. La rappresentazione plastica di un potere quasi misterico di cui Cuccia fu Garante per tutta la vita. Invece, ora, diventa un'anomalia il Garante Grillo che non garantisce a se stesso perfino il rispetto del proprio statuto.

LA PARTITIZZAZIONE
Ma, oltre alla facile indignazione, la parabola del Beppe furioso necessita d'una lettura politica. La foga del Garante non è affatto un espediente elettorale, come insinua qualcuno. Semmai rivela tutta la disperazione di una rivoluzione abortita, di principi traditi (Tav, Tap, Ilva, Alitalia, Benetton), della balcanizzazione di un partito diviso tra governativi alla Di Maio, pentastellati ortodossi, pentastellati diventati ortodossi dopo essersi visti sfilare le poltrone governative, casaleggiani, contiani convertiti al partito dell'oltre-Grillo. Ho usato non a caso il termine "partito". Grillo è sconvolto proprio perché non è riuscito a controllare la trasformazione dal movimento a partito tradizionale. Antonio Padellaro non certo imputabile di anti grillismo sostiene che con l'assenso di Rousseau allo sbriciolamento di due pilastri fondativi su cui si era imperniato tutto il grillismo (doppio mandato per i consiglieri comunali e alleanze con i partiti tradizionali), si è compiuto il primo, concreto, passo per la "partitizzazione". Scrive l'editorialista del Fatto Quotidiano di un passaggio fondamentale per il Movimento: «In questa fase, in cui i Cinquestelle hanno saggiato l'esperienza di governo, si sono resi conto di come, in un certo senso, ci fosse proprio la necessità di strutturarsi in maniera più solida». Ecco. Il Garante Grillo non ha garantito il sogno. Ci credo che poi uno è nervoso.