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Matteo Salvini semina odio? Vauro e il colpo in testa, il leghista impiccato: il vero fascismo è a sinistra

Azzurra Barbuto
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La violenza in politica ha una matrice spiccatamente di sinistra nella storia della Repubblica. Dal 1974 al 1988, ossia in appena quattordici anni, le Brigate Rosse hanno rivendicato 86 omicidi. Le vittime sono state poliziotti, carabinieri, politici, magistrati, industriali, giornalisti. Eppure i cosiddetti "antifascisti" ogni dì sui giornali, in televisione e sui social network vorrebbero farci credere che la forza bruta sia esclusivo appannaggio di alcuni partiti, precisamente di Lega e Fratelli d'Italia, e che Matteo Salvini e Giorgia Meloni siano dei novelli e temibili ducetti che professano acredine e incitano le masse a picchiare, trucidare, torturare minoranze e deboli. Tuttavia, questa narrazione mistificata, che riconduce peraltro le cause di ogni fenomeno sociale negativo e di ogni episodio di cronaca nera alla propaganda di Matteo e Giorgia, come è accaduto in questi giorni per l'uccisione del ventunenne Willy Monteiro, non sta in piedi. Di fatto, sono proprio Salvini e Meloni ad essere oggetto quotidiano di attacchi, aggressioni non soltanto verbali, improperi, accuse gratuite. Insomma, sono i leader di Lega e Fratelli d'Italia ad essere vittime dei modi e degli usi fascisti degli antifascisti. Nonostante ciò, non hanno mai pronunciato parole cariche di rancore, non hanno mai risposto alla violenza con altrettanta violenza, le loro reazioni sono sempre state composte, educate, civili, addirittura signorili. E sfidiamo chiunque a virgolettare una frase uscita dalla bocca di Salvini o Meloni la quale contenga un invito alla sopraffazione. Il 4 settembre del 2019, ad esempio, il giornalista della Rai Fabio Sanfilippo sul suo profilo Facebook si spendeva in un'aspra invettiva contro il capo del Carroccio, tirando in ballo pure la figlia minorenne di quest' ultimo. «Ti sei impiccato da solo. Io ne sono felice. Ora perderai almeno il 20,25 per cento dei consensi che ti accreditano i sondaggi. E che fai? Non hai un lavoro, non sai fare niente, con la vita che ti eri abituato a fare tempo sei mesi e ti spari, nemico mio. Mi dispiace per tua figlia, ma avrà tempo per riprendersi, basta farla seguire da persone qualificate», aveva digitato il cronista.

Impiccatelo! - Nel marzo del 2019 il vignettista Vauro Senesi aveva disegnato Salvini nell'atto di spararsi un colpo alla testa. Negli stessi giorni, a Brescia, veniva dato alle fiamme un fantoccio gigante dell'ex ministro dell'Interno. Poche settimane dopo, nel luglio del 2019, era stato il turno di Sergio Staino con una vignetta in cui il leghista veniva impiccato e si esultava poiché San Gennaro aveva compiuto il miracolo di liberarcene. Poi a novembre dello scorso anno sui muri di Bologna erano stati affissi centinaia di volantini recanti l'immagine di Matteo a testa in giù. Salvini aveva risposto sui social: «Ieri a Bologna volantini con la mia faccia capovolta, distribuiti dai "bravi ragazzi" della sinistra violenta, che sa solo odiare. L'unica risposta possibile è il nostro sorriso». Nell'agosto del 2019 pure la consigliera comunale di Genova Stefania Giovinazzo augurava a Matteo di finire appeso. Ecco cosa scrisse su Facebook: «Attento, caro Ruspa, la storia ci insegna che passare dall'avere le piazze gremite di persone che applaudono a finire a testa in giù, è un attimo». Insomma, è Salvini che istiga alla violenza o sono i suoi detrattori ad incitare la gente ad odiare e aggredire il politico in questione, a maledirlo, ad auspicare il suo trapasso? Il leghista viene costantemente accostato a Benito Mussolini, lo ha fatto Luigi Di Maio, quando nell'agosto del 2019 ha affermato che Salvini «si ispira a Mussolini», lo ha fatto il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, descrivendo Matteo quale «giovane Mussolini, al quale dobbiamo impedire che diventi il Mussolini maturo», lo fanno pure gli operatori dell'informazione. E cosa dire delle ingiurie indirizzate a Meloni? Le femministe in queste circostanze tacciono. Non si scandalizzarono, ad esempio, quando Giorgia fu fotografata di spalle a sua insaputa in un ristorante romano dall'attrice Asia Argento, la quale postò l'istantanea sui social. «Guardate la schiena lardosa di una fascista», fu il commento della sedicente paladina delle donne. Meloni peraltro aveva appena partorito. Viva la tanto decantata solidarietà femminile. Di recente, ossia a luglio, l'ex vicepresidente della Fondazione Cariplo nonché professoressa di religione Paola Pessina ha diffuso sul web una immagine della leader di Fdi corredandola di una perfida osservazione: «Meloni sta diventando calva. L'eccesso di testosterone oltre che cattivi fa diventare brutti». Sarebbe stato facile abbassarsi allo stesso livello di Pessina, la quale non è propriamente Claudia Schiffer. Eppure Meloni ha replicato con il consueto contegno: «Non mi interessano gli insulti sul piano fisico, tuttavia leggere frasi del genere da chi dovrebbe essere d'esempio lascia un po' delusi e perplessi». Allora, chi sono i veri fomentatori di astio, gli autentici responsabili di quel clima d'odio di cui si discetta ogni dì? 

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