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Gregoretti, Pietro Senaldi: Salvini sull'immigrazione non agiva nell'ombra, era la linea di tutto il governo

Pietro Senaldi
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 Ecco l'uomo che chiede pieni poteri. Per chi guarda, è quello a sinistra nella foto. Sì, proprio lui, Giuseppe Conte, che da quasi un anno dice che l'Italia può dare lezioni sul Covid perché siamo messi meglio di tutti, ma poi, in contraddizione con se stesso, si appresta a prorogare lo stato d'emergenza in tutto il Paese come se fossimo alla vigilia di una nuova Apocalisse. E chi pensa che la mossa, più che a proteggere gli italiani dalla pandemia, gli serva per difendere la sua poltrona e la sua maggioranza divisa, peste lo colga. Il potere dà alla testa. Sarà forse per questo che il premier ha in programma di parlare alla nazione domenica dalla loggia della Basilica d'Assisi.

Roba da Papa re; neppure Berlusconi, Prodi e Renzi, tre tipi piuttosto pieni di sé, ci avevano mai pensato. E pensare che quello a destra nella foto, Matteo Salvini, fu accusato di atteggiarsi a nuovo Mussolini solo perché in quel di Forlì tenne un comizio da un balcone dal quale novant' anni fa si affacciò il Duce. Dovettero riesumare storici e foto del Ventennio per incriminare sui giornali il leader leghista quale novello uomo nero. Quello che invece parte domani a Catania nei confronti dell'ex ministro dell'Interno non sarà un processo mediatico. Stavolta si tratta di giudici e l'accusa è gravissima: sequestro di persona per non aver lasciato sbarcare per cinque giorni circa 130 profughi salvati in mare dalla Guardia Costiera mentre tentavano di raggiungere illegalmente il nostro Paese. Del giudizio si sa tutto: il procuratore di Catania aveva chiesto l'archiviazione ma il giudice delle indagini preliminari ha voluto assolutamente portare Salvini alla sbarra, malgrado i magistrati in blocco ritengano le accuse pretestuose, animate da finalità politiche e fondate su un reato che non esiste, almeno stando a quanto emerge dalle intercettazioni delle conversazioni private delle toghe. 

 

 

Si sa anche, perché lo hanno detto Cassese, Pisapia, Flick, Di Pietro e tanti altri esimi giuristi non annoverabili tra i fan dell'ex ministro dell'Interno, che chi volesse portare il leader leghista alla sbarra, non dovrebbe mandarcelo da solo, visto che né il consiglio dei ministri né Palazzo Chigi lo hanno mai fermato e che l'unica volta che il premier si mosse, chiedendo di far sbarcare i minorenni, il Viminale eseguì l'ordine in tempo reale. Salvini dunque ha tanti complici, i ministri Toninelli, Trenta, Di Maio, Tria e un capo, l'allora e attuale presidente del Consiglio. Il leader della Lega infatti non ha agito nell'ombra e la sua politica sull'immigrazione, condivisa dall'89% degli italiani, era sostenuta da tutto il governo, come dimostra l'immagine che pubblichiamo oggi in prima pagina, con Salvini e il premier che, insieme e sorridenti, presentano il decreto sicurezza del Conte uno.

È il medesimo che il Conte due ha annunciato di voler cancellare nel consiglio dei ministri di lunedì prossimo. La mutazione genetica del professore di Volturara Appula ormai è totale. Pur di compiacere il Pd, egli passa sopra ai grillini, ai quali pure deve tutto, che si appresta a tradire esattamente come tradì la Lega. Sono i vantaggi di avere una faccia di tolla. Quando annuncerà il provvedimento che abroga i decreti sicurezza, il premier non dovrà neppure cambiare espressione rispetto a quando li presentò. Sfodererà lo stesso sorriso autocompiaciuto. Peggio di lui, che come sempre quando è in difficoltà fa finta di nulla e si affretta a togliere le mani, solo chi ha deciso di processare Salvini. Gli addebitano il sequestro di 131 migranti della Gregoretti, ai quali presto si aggiungeranno i 160 della Open Arms, altro processo che i giudici vogliono fare ai danni del leader leghista. Stando ai nostri magistrati, l'ex ministro, in pochi mesi al Viminale, avrebbe tenuto in ostaggio, tutto da solo, più persone di quante non abbiano mai rapito l'anonima sequestri sarda e quella calabrese in trent' anni di disonorevole servizio.

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