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Beppe Severgnini? La paura va bene contro il Covid, non per gli immigrati

Andrea Cionci
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Una data da ricordare, 2 ottobre 2020, ore 13.15: la sinistra "liberal" scopre il valore positivo della paura. Beppe Severgnini su La7, plastificato sul recente scatto d'orgoglio presidenziale, ammette: "Sul Covid gli italiani sono stati seri, si sono comportati bene perché hanno avuto paura!". Quindi, in questo caso, tale sentimento atavico, voluto dalla natura per allertare l'individuo in vista di un pericolo, viene riconosciuto come qualcosa di positivo e utile. La musica cambia quando i leader di destra lanciano l'allarme sull'immigrazione incontrollata.

 

 

Allora in quel caso Meloni e Salvini sarebbero dei cialtroni perché "spandono paura". Come funziona? Eppure, il Capo della Polizia Franco Gabrielli ha recentemente dichiarato che un reato su 3 è commesso da stranieri. Due conti: se sul territorio nazionale gli stranieri sono il 12% dei residenti e commettono un 1/3 dei reati, vuol dire che mediamente ognuno di loro è, potenzialmente, 2,78 volte più pericoloso di un italiano. Quindi, se da un lato è certamente plausibile avere paura del Covid perché, ad oggi (con 317.400 casi) lo 0,53% dei residenti in Italia è positivo e potenzialmente potrebbe contagiarci, in base a cosa dovrebbe essere sbagliato preoccuparsi perché il 12% delle persone che ci circondano (gli stranieri, appunto) hanno un potenziale criminale quasi tre volte superiore alla media nazionale? È vero che il crimine non è contagioso, ma l'individuo ne fa le spese comunque, quindi il timore è giustificato lo stesso. Insomma, siamo alle solite: anche la paura, a sinistra, va bene solo quando fa comodo.

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