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Stato di emergenza, Paolo Becchi smaschera Giuseppe Conte: "La proroga serve a tirare a campare fino al semestre bianco"

Paolo Becchi - Giuseppe Palma
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Camera e Senato hanno approvato una risoluzione di maggioranza che autorizza il governo a prorogare lo stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021. Martedì è mancato il numero legale alla Camera, ma ieri i giallorossi sono riusciti a far passare la risoluzione. Ora Conte potrà, con Dpcm, fare ciò che vuole. Oltre alla misura dell'obbligo delle mascherine all'aperto pur mantenendo il distanziamento sociale, in vigore da oggi, il presidente del Consiglio prorogherà lo stato di emergenza fino al 31 gennaio dell'anno prossimo. Il potere di ordinanza continua a sostituire lo stato di diritto nonostante, dati alla mano, non ci sia emergenza: trenta morti al giorno, anche meno, e terapie intensive con poco più di trecento ricoverati in tutta Italia. Si tratta della seconda proroga. La dichiarazione dello stato di emergenza è del 31 gennaio e prevedeva la durata di sei mesi, fino al 31 luglio 2020. La durata dello stato di emergenza è regolato dal D. Lgs. n. 1/2018, che all'art. 24 prevede che la decisione sia assunta dal Consiglio dei ministri per una durata non superiore a dodici mesi, prorogabile per non più di ulteriori dodici mesi. Il governo non ha voluto, a gennaio, dichiarare lo stato di emergenza per un anno bensì per soli sei mesi. A quel punto, sempre ai sensi dell'art. 24 del decreto legislativo sopra citato, la proroga - che per legge può essere stabilita una sola volta - poteva essere adottata dal Consiglio dei ministri per dodici mesi, invece il governo, a fine luglio, limitò la proroga a soli settantasei giorni, fino al 15 ottobre.

FINO A LUGLIO 2021
Può Conte prorogare la prima proroga? A nostro avviso no. La dichiarazione dello stato di emergenza, se emanata per un periodo inferiore ai dodici mesi previsti dalla legge, preclude la possibilità per il governo di fare mini-proroghe fino ad arrivare al totale di dodici mesi. La ragione è semplice: l'atto amministrativo, in questo caso il Dpcm o la delibera governativa, deve rispettare il «principio di tassatività», cioè non è possibile all'interno del raggio di azione della dichiarazione dello stato di emergenza, e della sua proroga, compiere azioni di deroga, neppure temporali. Insomma, «la proroga della proroga» non è giuridicamente ammessa. Concetto chiarito, nell'ambito della struttura dell'atto amministrativo, dal Consiglio di Stato con pronuncia n. 4364/2013. Esiste un altro limite. L'art. 7 del D.Lgs. n. 1/2018, nel delineare i requisiti per la dichiarazione dello stato di emergenza, impone che i mezzi e i poteri straordinari in deroga alla legislazione ordinaria siano impiegati «durante limitati e predefiniti periodi di tempo».

 

 

Nella gestione giallorossa dell'emergenza è venuto meno proprio il criterio dei limiti predefiniti. Conte sta agendo in modo del tutto arbitrario. A chi serve questo stato di emergenza permanente? Alla maggioranza e al governo per tirare a campare fino al semestre bianco, che scatterà a luglio 2021 e le Camere non potranno essere sciolte fino all'elezione del nuovo capo dello Stato (gennaio 2022). Qualcuno penserà che non è possibile prolungare ulteriormente dopo gennaio 2021 lo stato di emergenza, ma in realtà ci sono, dopo la scadenza del primo anno, altri possibili dodici mesi di proroga previsti dalla legge, e sarà sufficiente rinnovare lo stato di emergenza per altri sei mesi per raggiungere l'obiettivo. Insomma, il piano è ormai chiaro: lo stato di emergenza durerà sino a luglio 2021, poi il virus smetterà d'improvviso di circolare semplicemente perché il governo non ne avrà più bisogno

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