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Immigrazione, oltre mille profughi positivi al Covid devastano i centri rimpatri per fuggire

Tommaso Montesano
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 Sassari, Cosenza, Milano, Livorno, Napoli. Da Sud a Nord, l'Italia è alle prese con le rivolte dei migranti nei centri di accoglienza. Non bastavano i numeri disastrosi sugli sbarchi - a ieri, 25.919 arrivi contro i 8.464 registrati nello stesso periodo dello scorso anno - e le difficile gestione dei casi degli "ospiti" positivi al Covid-19, adesso ci si mettono anche le sommosse. Per Stefano Paoloni, segretario generale del Sap, il Sindacato autonomo di polizia che ieri ha guidato la protesta delle Forze dell'ordine contro le mancate tutele del personale in divisa, si tratta di una bomba pronta a esplodere: «Il governo ha ignorato le nostre segnalazioni sulle difficoltà nella gestione dei centri di accoglienza. Alcune strutture non sono vigilabili e i nostri uomini operano in situazioni di promiscuità con i migranti». L'ultimo caso riguarda Sassari, dove al centro di accoglienza allestito nell'hotel Pagi a Predda Niedda, alla periferia della città, i 72 migranti presenti - di cui 60 positivi al Coronavirus - si sono ribellati contro l'isolamento. I clandestini hanno lanciato per strada oggetti, olio e vernice. Solo l'intervento degli agenti in tenuta anti-sommossa ha permesso di calmare, almeno per adesso, le acque. A Cosenza, invece, alcuni migranti del Centro di accoglienza straordinaria di Fuscaldo hanno bloccato per alcune ore la carreggiata della Statale 18. Anche in questo caso gli stranieri, che sono scesi in strada con valigie e altri oggetti ingombranti, hanno contestato lo stato di quarantena cui sono stati sottoposti dopo la positività di cinque di essi. È andata peggio al Centro di permanenza e rimpatrio di via Corelli, a Milano, dove tre giorni fa la struttura è stata devastata, con i migranti (in gran parte tunisini) che sono saliti sul tetto per protestare contro le espulsioni. «Poteva finire in tragedia», ha osservato Valter Mazzetti, segretario generale Fsp Polizia di Stato: «La situazione nei centri per immigrati è fuori controllo».

 

 

Altra rivolta a Livorno, dove lunedì scorso solo l'intervento delle Forze dell'ordine ha impedito la fuga dal centro d accoglienza di Terra Ferma, nel quartiere della Venezia, di un gruppo di migranti contrari alla quarantena. Altro caso, denunciato da Edmondo Cirielli (Fratelli d'Italia), a Terzigno, in provincia di Napoli, dove una ventina di stranieri ha violato la quarantena ed è fuggita verso i Comuni limitrofi. Solo l'intervento delle Forze dell'Ordine ha permesso la loro cattura. «È urgente un cambio di passo. Presenterò un'interrogazione parlamentare al ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, su quanto accaduto a Terzigno e su ciò che si sta verificando, ogni giorno, nei centri di accoglienza», ha detto Cirielli. Per Paoloni il problema è sia pratico che normativo. «Spesso agenti e migranti si trovano all'interno della stessa recinzione. E comunque mancano le regole che ci consentano di impedire le uscite pur essendo in isolamento: non può certo bastare la minaccia di una multa, che i migranti non pagheranno mai», sostiene il segretario generale del Sap. Ieri il Sindacato autonomo di polizia ha portato in piazza del Popolo, a Roma, migliaia di divise «per sottolineare il grado di insoddisfazione di un settore che vede ormai minate le basi operative a causa di leggi e di tutele che non permettono più di operare in sicurezza e soprattutto con dignità». Ogni tre ore, denuncia Paoloni, «un operatore delle Forze dell'ordine subisce un'aggressione». Incluse quelle nei centri di accoglienza. Ma il governo, ad oggi, non ha ancora aperto un tavolo di confronto.

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