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Matteo Salvini, il consiglio per liberarsi da "putt***, cicaleccio ed editorialini pensosi"? Seguire Margaret Thatcher

Giovanni Sallusti
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Per l'amor di Dio, occhio al dibattito sulla "rivoluzione liberale" in casa Lega. Intendiamoci, chi scrive pensa che oggi la pressione fiscale italica abbia sfondato un tetto morale, prima ancora che economico, e che l'autoritarismo farsesco del duo Conte-Casalino (con spruzzate tardostaliniste alla Speranza) metta in pericolo alcune libertà fondamentali, figuratevi se quella locuzione che si riaffaccia dagli anni '90 non suona bene. Occhio ai furbi, però, ai commentatori interessati, occhio ai funzionari del mainstream che si stanno già gettando sulla, presunta o meno, "svolta liberale" salviniana, per disinnescarla e venderci una sua caricatura innocua, così genericamente "centrista" da non avere alcun centro ideale, così vuotamente "europeista" da assumere tratti zingarettiani. Occhio insomma al dibattito ("Il dibattito no!" rimane immortale intuizione nanni-morettiana) accademico, paludoso più che paludato, che avvolge le ipotetiche mosse del Capitano in editorialini pensosi sui giornaloni, occhio al cicaleccio salottiero di quelli che no, non staranno mai con chi vorrebbe ribaltare come un calzino questa nazione pachidermica e iperstatalista. Il ritorno sulla scena di un liberale a 24 carati come Marcello Pera è una strepitosa notizia, l'utilizzo strumentale che stanno già iniziando a farne gli intervistatori liberali all'amatriciana, riducendolo a controcanto illuminato del barbaro leghista, no. 

 

 

Non concediamo loro queste premesse, facciamo politica, mica convenevoli sociali. Che sovranismo e liberalismo non siano compatibili appartiene, per usare una categoria filosofica estranea al vocabolario del filosofo-gentiluomo Pera, all'orizzonte delle put***ate. Non lo diciamo noi dal bar sotto casa, ma lo dimostra la storia di una signora non esattamente secondaria nelle intemperie di fine '900, tale Margaret Thatcher. La battaglia liberista della Lady di Ferro contro l'oppressione tassaiola e burocraticista dello Stato sociale degenerato in socialista era ipso facto la battaglia nazionale contro l'oppressione dirigista e tecnocratica di quel nuovo genere di Soviet che si stava installando in Europa. Fu lei stessa a dichiararlo, con l'epico discorso tenuto al Collegio di Bruges, nella tana del lupo, la fucina di formazione dell'oligarchia eurocratica: «Non abbiamo ristretto con successo le frontiere dello Stato in Gran Bretagna, solo per vederle reimposte a livello europeo con un super-Stato che esercita un nuovo dominio da Bruxelles». È per questo che, mentre in patria liberava le energie della libera impresa dalla morsa ideologica e sindacale, urlava in faccia all'allora presidente della Commissione Jacques Delors quei granitici tre «No!», allo stesso tempo liberali e sovranisti, al progetto di un'unificazione politica continentale. Tutto si teneva, nell'azione di "Maggie": trincea dell'individuo, difesa del libero mercato, difesa della democrazia rappresentativa dai tecnocrati privi di rappresentanza, lotta all'EuroSoviet.

Il Leviatano può stare di casa a Londra (e a Roma, dove anzi è da sempre ben più tentacolare e a suo agio) o a Bruxelles, va sempre combattuto. In nome della libertà, degli individui anzitutto, quindi dei popoli sovrani. Salvini si dichiari thatcheriano, proprio in questi giorni di celebrazioni per i 95 anni dalla nascita della Lady, si appropri di una delle poche eredità liberali vere, quindi né "liberal" né "populiste", ma intelligentemente sovraniste, e la farà finita. Eviterà di farsi trascinare in estenuanti discussioni politologiche, e potrà fare la cosa che gli riesce meglio: politica.

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