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Vittorio Feltri, il libro di Melania Rizzoli che vi spiega come non ammalarsi: la guida "scansa-malattie"

Vittorio Feltri
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Per gentile concessione dell’editore Baldini+Castoldi e dell’autore pubblichiamo la prefazione del libro di Melania Rizzoli «La salute prima di tutto» scritta dal direttore Feltri.

Questo libro di Melania Rizzoli, se solo proverete a leggere le prime pagine e a sfogliarlo, non finirà infilato nella pila di libri atti a gonfiare gli scaffali della libreria per far vedere che siamo gente di cultura. Il suo posto di combattimento naturale sarà in prima linea, sul tavolino accanto alla poltrona, indi si sposterà sul comodino vicino all'abat-jour, persino nella classica casamatta fortificata del bagno. Angelo custode con la spada in mano, guardia del corpo in senso letterale. Scendendo sul pratico, ritengo che questo tomo abbia due funzioni, la prima delle quali è bene illustrata dal titolo: è un manuale per scansare le malattie e i malanni, o comunque per affrontare quelli più seri e che inducono timore e tremore senza andare nel pallone, venendo quindi, una volta che si cerchi di farsi interpretare i sintomi da spavento, affogati nel gergo di luminari che di solito ci tengono molto a oscurare il loro dire per essere presi maggiormente sul serio, a costo di essere indecifrabili come la Sfinge o come le centurie di Nostradamus. Ovvio: la consultazione del volume rizzoliano non è sostitutivo di visite mediche e consultazioni devote del proprio cerusico di fiducia, ma fornisce la stele di Rosetta per decifrarne diagnosi e terapie. La seconda utilità di questo libro è l'essere un talismano, garantito dall'esperienza di chi sta scrivendo questa nota. Per cui va toccato, carezzato, se del caso palpato, oltre che letto. Aprite, leggete, poi chiudetelo con familiare delicatezza. Sembra un gatto egizio, di quelli adorati dai faraoni: porta bene.

 

 

 

 

Io ne sono un buon testimonial, avendo assistito al suo concepimento, e poi avendolo visto crescere, di settimana in settimana, sempre più bello, vispo, intelligente, con unghie tese a graffiare la malattia indirizzando l'attenzione non solo sui rimedi posteriori al suo insorgere, ma con indicazioni atte a mandarla a ramengo, preservando e prevenendo. Confesso di essere il primo fruitore e oserei dire ostetrico di questa sapienza di Melania qui raccolta in un grosso tomo. (A proposito la ponderosità di un libro di solito ha un effetto deleterio di allontanamento. Non in questo caso. Il peso ci fa intuire d'emblée che abbiamo schierato dalla nostra parte un pezzo da 90, un cannone di gran calibro, e non le palline di carta da cerbottana delle rubriche mediche di qualche camice alla moda). Il volume raccoglie infatti, catalogati in sezioni e capitoli così da renderne agevole la consultazione, gli articoli che in questi anni recenti la dottoressa - che è un fior di clinico - ha scritto con penna straordinariamente fluente per Libero. L'idea è stata mia. Avevo ammirato le due opere della Rizzoli dedicate al cancro. L'autrice l'aveva raccontato splendidamente da un doppio punto di vista: quella del clinico e quella del malato. Ha avuto il privilegio (meritato) di osservarlo e vincerlo stanno sul lettino del paziente ma anche "sopra" quel lettino. Le ho chiesto di insistere. Non di fornire ai lettori un materiale preordinato, quasi che dovesse partire dalla a di alluce valgo per finire con la zeta di zombie.

Si attaccasse piuttosto alla cronaca, illustrando i dubbi e scombinando certezze riguardo a questa o a quella malattia che avesse turbato la vita o accompagnato al camposanto qualche protagonista della scena pubblica. Oppure proponendo ai lettori le scoperte o le ricerche promettenti sui malanni che gremiscono la vita delle famiglie. Detto fatto. Mi bastava sfiorare lo schermo dell'iPad su cui erano appena apparsi freschi di scrittura i suoi servizi, e già mi passava il formicolio alle mani, la pressione si sistemava. Giuro. Credo abbiano qualcosa di magico queste pagine. E la magia consiste nella semplicità e nell'umiltà. 

Melania non trasmette nozioni polverose, con paternalistica condiscendenza. Macché. Studia le più accreditate riviste mediche del pianeta. E quando trova qualcosa di davvero utile non solo per gli specialisti o per i laboratori di ricerca, ma per le persone comuni, dotate tutte di un corpo soggetto alle malattie più serie e ai malanni più frequenti, ma sempre antipatici, spezza il pane della scienza così che possano masticarlo anche coloro che non hanno i denti del laureato in medicina e chirurgia. E lo fa senza in nessun modo svilire o banalizzare quel sacro sapere in origine impastato, infornato e destinato alle tavole regali di aspiranti Nobel o azzimati baroni. Non mi stupisco che questo possa suscitare qualche nervosismo tra i custodi del tempio chiuso a chiave, ma noi diciamo grazie. Negli anni Sessanta, anche tra le famiglie dove non abbondavano libri, oltre all'enciclopedia Vita Meravigliosa oppure alla sua concorrente Conoscere che si compravano volume per volume ad uso degli scolari, indispensabile per copiare le cosiddette "ricerche", non mancava mai un volumone di Enciclopedia medica, la più popolare era quella di selezione per la famiglia del Rider' s Digest. I nostalgici dei tempi del boom ne possono ancora acquistare delle copie usate su ebay a 5 euro. Si cercava la voce cancro, oppure tosse. Sono opere con un loro perché e un valore di abbecedario. Le mamme e le nonne andavano alla "v" di varicella, oppure alla "o" di orecchioni (delusione, non c'era, bisognava guardare alla "p" di parotite) per capire se figlioletti o nipotini ce l'avessero sul serio. I ragazzi si curvavano, pronti a cambiare capitolo, sulle pagine e specie sulle figure dell'apparato riproduttivo.

Quei libri erano curati da medici e usavano un linguaggio popolare sì ma non troppo, perché altrimenti avrebbero svilito la considerazione che era dovuta ai medici che (allora) arrivavano sul serio anche di notte, per appoggiare le loro calde mani sulle pance dei ragazzini con l'appendicite, o appoggiare il freddo stetoscopio sul petto vizzo della nonna. Quella stirpe antica l'abbiamo vista rinascere negli ospedali e nei reparti di terapia intensiva da Covid-19. Tanti ne sono morti per servirci. Un milione di volte meglio loro di quei presunti geni frequentatori di talk-show televisivi che litigano senza sapere quasi salvo farci conoscere la propria presunzione. Questo libro di Melania Rizzoli sta dalla parte dei medici condotti del tempo che fu e di quelli che hanno passato e passano i giorni e le notti al capezzale di chi non riusciva e non riesce a respirare. Ripristina la fiducia verso la scienza medica, insegna ad accettarne i limiti. Rispetto a quelle gloriose enciclopedie mediche rappresenta una magnifica evoluzione adeguata ai tempi del coronavirus. 

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