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Lockdown, il sospetto di Pietro Senaldi: "Decisioni prese apposta per non fermare il virus, ci liberano solo a Natale"

Pietro Senaldi
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Occhio Italia. Le stesse persone che fino a ieri comparivano in televisione tronfie ogni due per tre per dirci che l'Italia può dare lezioni al mondo su come si combatte il Covid, oggi parlano malvolentieri e solo quando non possono astenersi. Ci assicuravano che sarebbe andato tutto bene, ora si augurano che non vada tutto come prima. Il che significa poi che non c'era molto di cui vantarsi. Per mesi il governo ci ha pedagogicamente ammorbato informandoci che avremmo dovuto convivere con il virus e confortandoci sul fatto che ci avrebbe spiegato come fare. Adesso ci prega di stare a casa e uscire solo se indispensabile, invitandoci alla clausura volontaria. Saranno anche saggi consigli, ma è soprattutto l'ammissione di una sconfitta: non siamo arrivati preparati alla seconda ondata e abbiamo poco da insegnare agli altri. Fosse per loro, Conte, Speranza e tutta la triste brigata, avrebbero già chiuso in casa i cittadini come a primavera.

 

 

Se finora non lo hanno fatto è unicamente perché sono troppo deboli politicamente e perché non hanno nessuno su cui scaricare le colpe della situazione. Hanno provato a prendersela con i cittadini, ma questo li ha fatti precipitare nei consensi. Non avendo idee né forza, hanno mandato avanti le Regioni, che hanno iniziato a chiudere e stanno facendo da parafulmine all'esecutivo, ma non riusciranno a proteggerlo a lungo. Non possono neppure più criminalizzare Salvini, che da qualche giorno sta buono: vede la maggioranza annaspare e osserva, non serve bastonare, i giallorossi ormai si fanno male da soli. Più i contagi salgono, più i soldi che dovrebbero arrivare dall'Europa si allontanano. All'inizio ci erano stati promessi per questo mese, sono slittati a giugno 2021 e giusto ieri a settembre. Dovrebbe essere una brutta notizia, invece è una cosa positiva, tanto il governo non sa ancora come spenderli e non ha trovato una posizione univoca neppure sul fatto se prendere a prestito o no i 36 miliardi del Fondo Salva Stati.

VOLANO SBERLONI
Le chiusure a rate sono un altro motivo di litigio, tra dem e grillini ma anche tra sindaci pd. Volano sberloni da tutte le parti. Conte pare san Sebastiano. Anche il pretone progressista Delrio si è accanito contro di lui, sibilando che monta la rabbia sociale e il governo deve stare attento ai consensi. Alla fine il premier farà al solito modo: incaricherà il Comitato Tecnico Scientifico (Cts), i medici santoni che il governo prima nomina e ai quali poi chiede di dargli ordini inderogabili, di creare un climax di allarmismo che giorno dopo giorno convinca gli italiani della necessità di chiudere tutto. È il sogno del premier: mandare il Paese in letargo così da poter trascorrere un inverno tranquillo nella sua caverna di Palazzo Chigi. Quando il nobiluomo si risveglierà, l'Italia sarà in uno stato comatoso tale che nessuno avrà la voglia di sedersi sulla sua poltrona e lui potrà arrivare sereno a fine corsa, magari mettendosi all'asta per le prossime Politiche.

 

 

Le decisioni di queste settimane sembrano prese apposta per non fermare il virus pur passando per quelli che hanno provato ad arginarlo. Interventi deboli sui trasporti e insensati sugli esercizi commerciali. Fumisterie sull'istruzione. I banchi a rotelle arriveranno probabilmente dopo la chiusura delle scuole. L'accesso alle lezioni è un terno al lotto; dipende da come sta il compagno di classe. L'esito del tampone arriva quando uno ha potenzialmente già contagiato decine di persone. Non si comprende perché il Cts si ostini a non validare i tamponi rapidi, che consentono di conoscere l'esito in pochi minuti con un eccellente percentuale di affidabilità. Gli alberghi sono vuoti ma non sono stati trasformati in luoghi dove i positivi possono trascorrere la quarantena senza contagiare i parenti, come era stato vagheggiato già a primavera, giustificando la mancata attuazione del proposito con il fatto che ormai fosse troppo tardi. Oggi non lo sarebbe. Ci auguriamo che qualcuno o qualcosa possa fermare l'inesorabile inerzia della crescita degli infetti, che ci precipita fatalmente nel baratro della chiusura totale. Quasi nessuno se la può permettere, ma per il governo sarebbe un toccasana. Come finirà invece? Ci chiuderanno con la promessa di riaprirci per Natale. In questo Paese solo le ferie sono sacre, mare e montagna tra un'ondata di pandemia e l'altra. Poi a gennaio si torna a scuola o al lavoro per tre-quattro settimane senza che nessuno si sia preoccupato ancora una volta di come ripartire e si richiude aspettando l'estate. 

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