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Antonio Socci sul Pd e il Mes: "Una giravolta clamorosa", quando lo dicevano Salvini e Meloni...

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 Antonio Socci

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In queste ore il Pd ha disinvoltamente rovesciato la sua posizione sul Mes e sulla cancellazione del debito, facendo sue le posizioni che da sempre sono sostenute dall'odiata Lega in Parlamento, sui media e nelle piazze. La prova? Stava sulla prima pagina di Repubblica di ieri: «Sassoli: "L'Ue cancelli i debiti per il Covid e riformi il Mes"». Ed Enrico Letta, sempre ieri, ha dato un'intervista alla Stampa il cui titolo dice tutto: «Gli Stati non si fidano, il Mes va superato, trasferiamo i fondi alla Commissione». Sassoli e Letta non sono due passanti. Sono due dei principali "pontieri" fra Pd e burocrazia Ue. Infatti subito la viceministro degli Esteri Marina Sereni ha dichiarato: «È venuto forse il momento di modificare il meccanismo che regola il Fondo Salva Stati. Non a caso oggi sia David Sassoli che Enrico Letta suggeriscono di trasferirlo dagli Stati alla Commissione».

È una giravolta clamorosa. Eppure nessuno la rinfaccerà al Pd. Ai ribaltoni della Sinistra (senza spiegazioni e senza mea culpa) siamo abituati e anche stavolta la cosa passerà in cavalleria. Anzi, diranno - come già ieri Repubblica - che sono «tutti d'accordo con Sassoli». Come se fosse un'"ideona" sua. Così quello che fino a ieri veniva condannato come fosse un attentato alla salute degli italiani o alla stabilità finanziaria (perché era sostenuto dai "cattivi" Salvini, Meloni, Bagnai e Borghi), diventa d'improvviso virtuoso, lungimirante e lodevole, in quanto targato Pd. Eppure l'ossessivo ritornello sul Mes è andato in onda per mesi. In ogni talk show tutti concordavano con il Dem (o l'opinionista) che ripeteva la solfa sui 37 miliardi del Mes che erano tanto preziosi e addirittura ci potevano salvare dall'emergenza Covid. Puntualmente Lega e Fratelli d'Italia finivano sotto accusa perché rei di opporsi alla provvidenziale manna (che il governo peraltro poteva benissimo prendere).

LE RAGIONI DEL NO
Le ragioni di Lega e Fdi erano queste: anzitutto il Mes è un prestito e non un regalo; inoltre ha delle clausole molto pericolose per il nostro Paese; infine i soldi che servono si possono oggi reperire con titoli del debito pubblico agli stessi interessi del Mes (non a caso tutti i paesi europei stavano ben alla larga dal Mes). Il Pd faceva orecchie da mercante e accusava gli oppositori come irresponsabili e antieuropeisti. Ora, d'improvviso, la svolta a U. Il Dipartimento Economia della Lega ha buon gioco nel cantar vittoria: «Quattro giorni fa il Centro Delors, un think tank di Berlino, aveva suonato la campana a morto per il Mes. Oggi il Pd si accoda smentendo se stesso con una acrobatica piroetta e confermando quindi la validità della linea che la Lega sostiene fin da marzo: smantellare il Mes e monetizzare il debito Covid».

IL RIBALTONE
Ma i parlamentari leghisti sottolineano un'altra cosa importante: «L'azione del Governo è stata ritardata dall'insistenza del Pd nel difendere un'istituzione datata come il Mes, rifiutata da tutti gli altri Stati membri. I ritardi, che hanno inciso sulla carne viva di autonomi, imprenditori, professionisti, vanno messi in conto al provincialismo dei cosiddetti europeisti. Un minimo sindacale di competenza macroeconomica e di frequentazione delle istituzioni europee chiarisce che non c'è altra strada per evitare di stroncare la ripresa con una crisi da sovraindebitamento. Il nemico della pacifica convivenza fra popoli europei è chi, come il Pd, difende posizioni insensate e di retroguardia, non chi le critica in modo documentato e costruttivo». Lo stesso ribaltone viene fatto dal Pd sulla monetizzazione del debito per Covid che - quando veniva prospettato dalla Lega - suscitava scandalo. Che oggi prevalga in tutti il buon senso è cosa ottima. Ma sarebbe leale e serio riconoscere i meriti politici di chi si è dimostrato più competente ed è stato ingiustamente attaccato per mesi.

www.antoniosocci.com 

 

 

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