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Milan, il proprietario è Elliott: le carte di Libero, il fondo ha speso 561 milioni

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Tobia De Stefano
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 Ma voi investireste 561 milioni di euro in una società di calcio lasciando che la proprietà resti a capo di un socio che in quello stesso club di milioni di euro ne ha messi poco più di 25? Bisogna partire da qui, come al solito seguendo gli indizi lasciati dal flusso di denaro indicato nel bilancio, per capire chi oggi comanda davvero nel Milan, chi è il vero patron dei rossoneri. Se n'è occupato il Corriere della Sera e lunedì la trasmissione Report su Rai Tre prometteva, salvo poi rimandare la puntata, un grande scoop per rivelare urbi et orbi che dietro il fondo Elliott si celava il volto misterioso di due manager della finanza londinese, Gianluca D'Avanzo e Salvatore Cerchione, che gestiscono il fondo Blue Skye. In realtà se si va a leggere il bilancio al 31 dicembre 2019 della lussemburghese Project Redblack - che dietiene il 100% di Rossoneri Sport Investment che a sua volta detiene il 99,93 del Milan - si scopre appunto che il fondo Elliott di milioni nella Project ne ha messi 561, quindi quasi il 96% del totale, mentre Blue Skye 25, quindi poco più del 4% del totale. Allora perché ci sono tutti questi dubbi? Perché quasi nessuno, il sito Calcio e Finanza è stato il primo a svelare l'arcano, è andato a leggersi lo statuto della Project dal quale si evince con chiarezza a chi sia riconducibile la proprietà del Milan.

 

 

 

 

La società lussemburghese, infatti, è composta da tre tipologie di azioni - "A", "B" e "C" e nominalmente Blue Skye (che possiede solo azioni di tipo "B" e "C") arriva al 50,01 del valore complessivo dei titoli. Da qui la confusione. Ma in realtà i titoli di classe "C" non hanno praticamente valore, in primis perché come stabilito dallo statuto non consentono la nomina di amministratori, quindi perché (come stabilito sempre dallo statuto) non hanno un conto per ricevere i versamenti da sovrapprezzo (a differenza delle "A" e delle "B") e poi perché sulla base di un accordo sancito ad aprile del 2017 Elliott ha un'opzione di acquisto esercitabile a un euro per rilevarle e trasformarle in classe A. Morale della favola, Elliott ha due (Pierre Claudel e Marc McLean) dei tre amministratori (l'altro è Giovanni Caslini per Blue Skye) di Project Black (che controlla il Milan) e quindi può prendere in autonomia le decisioni più importanti, ha iniettato nella scatola lussemburghese più del 95% dei versamenti da sovrapprezzo e può in qualsiasi momento rilevare le azioni di classe C detenute da Blue Skye. Nessun segreto e nessuno cavaliere misterioso che nasconde le sembianze di Silvio Berlusconi (perché è poi lì che vogliono andare a parare tutte le inchieste che si focalizzano sulla proprietà del Milan). Semmai il tema può essere che nessuno è in grado di sapere quali siano i reali investitori che si celano dentro i fondi Elliott e Blue Skye (di recente è emerso che tra i finanziatori c'è il fondo Arena di Dan Zwirn), perché per statuto sono tutti coperti dal massimo riserbo. Ma questa è un'altra storia che riguarda una buona fetta delle maggiori società anche quotate in giro per il mondo che sono partecipate o controllate da hedge fund o da fondi di private equity e non certo solo il Milan.

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