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Roberto Calderoli contro Nicola Morra: "Io con il cancro lavoro da anni, attaccando Jole Santelli ha offeso tutti noi malati"

Fabio Rubini
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Otto anni e mezzo fa a Roberto Calderoli, esponente di spicco della Lega, diagnosticarono un tumore. Da allora sulle spalle del politico bergamasco sono passati una decina di interventi e una quantità incalcolabile di controlli e sedute di terapia. Una realtà che Calderoli non ha mai nascosto. Anzi. Per questo nel sentire le parole di Morra su Jole Santelli, s'è indignato come paziente, prima ancora che come politico. «Quello che ha detto Morra è indecente. In un colpo solo ha offeso la memoria di una persona defunta che era umanamente e politicamente forte, i cittadini calabresi e tutti i malati di tumore che si sono sentiti discriminati».

Cosa l'ha fatta colpita di più in quelle parole?
«Il messaggio sbagliato che era sottinteso e cioè che se sei malato di cancro sei diverso. Esattamente l'opposto di quello che un paziente deve sentirsi dire. Una cosa aberrante».

 

 

Un esempio del decadimento della politica?
«Ma quale decadimento, qui siamo proprio alla degenerazione della classe politica. Nello scusarsi Morra ha usato una frase ("Se queste mie parole servono per riverginare l'imene di chi si è trastullato nel tempo, quello non è un problema mio", ndr) con la quale ha insultato tutte le donne. Le femministe di sinistra, però, se ne sono state zitte».

Senatore, lei convive con la malattia da tempo, eppure non è mai stata d'impedimento per la sua attività.
«Ho sempre cercato di far coincidere ricoveri e controlli con i periodi di vacanza. Per il resto ho sempre lavorato. Ricordo una volta, era il 2012, stavamo scrivendo la riforma sul presidenzialismo e la delegazione venne da me in ospedale. Io ero a letto, non riuscivo a stare seduto, ma abbiamo lavorato ugualmente. Nel 2013, l'anno in cui ho subito l'intervento più grosso, ricordo di aver fatto un comizio in Emilia assieme a Tremonti, con ancora indosso i drenaggi...».

Che messaggio si sente di lanciare a chi, malato, si è sentito offeso da Morra?
«Di non avere paura a raccontare la propria esperienza. Io l'ho fatto e nel tempo è servito a me e agli altri. Ancora oggi sono in molti che mi contattano per avere un consiglio, un contatto. Credetemi, quando vivi un'esperienza così ti si apre un mondo. Capisci le cose importanti nella vita».

E a Morra che diciamo?
«Che prima di aprire bocca dovrebbe andare a farsi un giro in un reparto di oncologia».

Senta, parliamo anche un po' di politica?
«Prima mi faccia dire ancora una cosa. Ho chiuso l'ultima campagna elettorale con un comizio a Reggio Calabria. La sera siamo andati a cena con Jole e Mulé. Può capire l'amicizia che c'era. Quando mi hanno detto che era morta non riuscivo a crederci...».

Che ne pensa del balletto governativo di Forza Italia?
«Che ha ragione Salvini quando parla di federazione. Il centrodestra funziona se è vero, concreto, fondato su temi condivisi. Non se è una mera alleanza elettorale».

Per questo la Lega al Sud ha faticato, lasciando spazio alla Meloni?
«La Lega ha faticato dove non ha presentato candidati riconoscibili dell'intera coalizione. In Veneto e Liguria abbiamo vinto...»

Si apre una questione "Sud" per la Lega?
«No, Salvini fa bene ad insistere e per amore di coalizione ha anche accettato candidati perdenti. Ora però la scelta della classe politica deve essere fatta sul merito, non per partiti».

Tutti vogliono riformare il Titolo V e tornare al centralismo. Lei che è federalista è pronto alla battaglia?
«Questo è un altro esempio di degenerazione della politica. Vorrebbero farci credere che, ad esempio, la sanità sarebbe meglio gestita dal governo, quando le uniche sanità che non funzionano sono quelle che da un decennio sono commissariate proprio dallo Stato? Siamo seri».

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