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Coronavirus, Alessandro Giuli contro Conte e Arcuri: "Dalla pandemia al pandemonio, Italia nella tempesta senza timone"

Alessandro Giuli
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Passare dalla pandemia al pandemonio è un attimo. Ed è appunto in quest' attimo di sconcerto e confusione che giace adesso l'Italia. A pochi giorni dalla fine dell'annus horribilis, mentre i cinegiornali di regime strombazzano ai quattro venti una campagna vaccinale ancora lontana da una prospettiva credibile, ci si ritrova in quella particolare condizione che nel calcio può manifestarsi a fine partita, quando nel gergo si dice che «saltano gli schemi», ovvero ogni squadra improvvisa e ciascun calciatore va per conto suo alla ricerca di un gol o di una strenua difesa dall'assalto avversario. Ecco un significativo inventario pandemonico.

1: VACCINI È già polemica furibonda sulla quantità disponibile del farmaco prodotto dalla Pfizer: nel giorno del debutto della campagna (V-day), qui da noi sono arrivate poco meno di 10.000 dosi mentre in Germania, per fare un esempio ravvicinato, erano oltre 150mila anche grazie a un accordo bilaterale stipulato tra Berlino e la casa farmaceutica alla faccia della collaborazione europea. La prossima settimana, maltempo permettendo, sono attesi nuovi e ingenti scarichi entro i confini italiani (circa 470mila). Ma nel frattempo i nostri presunti governanti si sono accorti che manca il personale medico specializzato per inoculare le dosi, che peraltro va formato oltreché contrattualizzato. Oltretutto poco o nulla si sa delle strutture destinate a ospitare le vaccinazioni di massa, e cioè le così dette "Primule" partorite dalla fervida fantasia dell'archistar Stefano Boeri ingaggiata dal commissario Domenico Arcuri. Ciliegina sulla torta pandemica: è di ieri la notizia secondo cui si allontana l'arrivo del vaccino di AstraZeneca/Oxford; motivo? «Non hanno ancora fatto domanda, e servono altri dati sulla qualità del prodotto.

È improbabile che il via libera arrivi entro gennaio», ha detto il vice direttore esecutivo dell'Agenzia europea del farmaco, Noel Wathion. Per non farsi mancare nulla, intanto si litiga sul non proprio esiguo scetticismo di medici no vax - uno su cinque su scala nazionale, con alcune punte clamorose di resistenza: nelle 85 Rsa di Pavia soltanto il 20 per cento degli operatori è disposto a collaborare - nonché sulla possibilità di rendere obbligatoria la vaccinazione. C'è chi è pronto a incatenarsi idealmente in difesa delle libertà costituzionali (Giuliano Ferrara sul Foglio), chi si proclama tiepidamente scettico (la ministra grillina della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone) e chi, come il professor Pietro Ichino e la sottosegretaria democratica alla Salute Sandra Zampa, si spinge nell'oltranzismo fino a legittimare i licenziamenti nei confronti nei renitenti alla siringa.

2: TAMPONI Le autorità sanitarie stanno perdendo la speranza di mantenere un tracciamento adeguato dei contagi. Il numero dei tamponi è in picchiata verticale (dimezzato a dicembre, largamente sotto la media dei 100mila negli ultimi giorni). L'aria che tira è questa: aspettare la primavera, vedere come risponde la popolazione e, in caso negativo, rendere più stringente il protocollo di vaccinazione. A complicare le cose c'è poi l'ossessione della variante inglese del Sars-CoV2, che poi sarebbe una mutazione mista italo-britannica (passata per Brescia e già arrivata in Africa) capace di diffondersi in modo talmente rapido da scoraggiarne l'inseguimento.

3: SCUOLA Che succederà il 7 gennaio, giorno delle cruciali riaperture scolastiche? Anche qui, dilagano confusione e ripensamenti. Non c'è ancora nulla di ufficiale, se non i ritardi nella definizione dei piani di trasporto locale (in coordinamento con il ministero competente), nell'allestimento delle mense e degli screening necessari. Bene che vada, sia pure con orari scaglionati e doppi turni di lezione, il 7 gennaio non rivedremo nelle classi superiori più del 50 per cento degli studenti; e forse il 75 per cento dal 15. Ma anche su questo c'è incertezza, considerando che i presidi interessati si mostrano scettici almeno quanto i virologi più severi.

4: RIAPERTURE Quasi certamente dopo metà gennaio saranno ancora chiusi i cinema, così come le palestre e le piscine. Il grido d'allarme di Confcommercio (300mila imprese a rischio fallimento entro il primo trimestre dell'anno nuovo) non ha smosso granché il governo di Giuseppe Conte. Il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora reputa possibile, «seppur con alcune limitazioni, riaprire palestre, piscine e centri di danza entro la fine di gennaio». Il tutto è vincolato al prossimo Dpcm previsto per il 15.

5: RECOVERY PLAN È ancora un oggetto misterioso nascosto nello scrigno di Palazzo Chigi, assediato dalle mire di Matteo Renzi che per lo meno ha saputo precisare come utilizzerebbe le risorse europee e a quali mani vorrebbe affidarle (non quelle extrapolitiche di un'improbabile task force popolata da amici dell'avvocato di Volturara Appula). Su questo dossier la maggioranza si gioca l'osso del collo, ma prima ancora gli italiani si stanno giocando le loro aspettative di sopravvivenza. Vedi alla voce ristori: da qualche giorno non se ne parla più ma, persi come siamo nell'arlecchinata delle zone gialle-arancioni-rosse e nella ragnatela di competenze centrali e regionali, siamo ancora in attesa di capire come e quando saranno assegnati i compensi per gli esercizi commerciali mortificati dalle chiusure di dicembre: 645 milioni sono stati destinati a bar, ristoranti, pasticcerie e gelaterie, tutti gli altri (fra i quali i gestori di impianti sciistici) devono attendere e sperare. Urge nuovo decreto.

6: ORDINE PUBBLICO Se le file dei nuovi poveri per un pasto alla Caritas permangono ordinate, la gestione dell'ordine pubblico comincia a scricchiolare qui e là. A Campofiorito, nel Palermitano, un ventunenne «risentito per essere stato multato a Palermo dopo avere violato le norme anti Covid» ha tirato bottiglie incendiarie contro la caserma locale dei Carabinieri. È successo nella notte tra il 26 e il 27 dicembre. Nelle stesse ore, a Catanzaro, 156 persone venivano denunciate per «indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato» da aprile a giugno 2020: avevano ottenuto illegittimamente i buoni alimentari per l'emergenza Covid. Casi isolati, naturalmente, ma anche segnali di esasperazioni crescenti e di falle amministrative scoperte tardivamente. Piramide sommersa?

7: ISTITUZIONI Infine c'è l'aspetto peggiore della vicenda: un plateale deficit della politica nella gestione della seconda ondata e delle relative conseguenze. Il presidente del Consiglio sembra concentratissimo nella sua autoprotezione mediante il controllo dei Servizi segreti. I partiti di maggioranza si baloccano con l'ipotesi di un rimpasto e bordeggiano gli scogli di una crisi parlamentare a questo punto preferibile al cabotaggio da storditi esibito dai membri del governo. Perfino i presidenti di Regione, fino a ieri percepiti come un blocco omogeneo di amministratori e portavoce di legittime istanze territoriali, procedono ormai in ordine sparso: vittime della propria vanità come il campano Vincenzo De Luca che si fa vaccinare a favore di telecamera; assaliti da picchi pandemici inattesi come il veneto Luca Zaia, che prefigura in solitudine la nascita di patentini d'immunità vaccinale; isolati nell'echeggiare il grido di dolore della borghesia produttiva come il ligure Giovanni Toti.

Sono esempi desolati di uno scollamento progressivo al quale fa riscontro la persistente disomogeneità dei provvedimenti restrittivi locali. È insomma il pandemonio che accompagna la pandemia, una convulsione generale che prelude al caos generalizzato o a un'improvvisa resipiscenza di cui non ancora s' indovinano i sintomi. E il Pan-demonio a ben vedere non è che il dèmone di Pan, anima della natura, che si ribella alla stupidità degli umani. 

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