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Vaccino Pfizer, Melania Rizzoli: ecco il segreto tecnologico che lo rende sicuro al 100%

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I nuovi vaccini contro il Sars-Covid19 sono frutto di una ricerca che non ha precedenti nella storia dell'uomo, di una collaborazione tra il mondo scientifico e le case farmaceutiche mai vista prima per ottenere la sintesi di un farmaco, basato su una tecnologia totalmente innovativa che ha sviluppato un prodotto sicuro, a rapido effetto, efficace ed immediatamente disponibile per i popoli di ogni nazione. Una percentuale importante di italiani è ancora esitante e poco propensa a sottoporsi alla vaccinazione, soprattutto quella compresa tra i 35 e i 55 anni, per il timore legato alla sicurezza del siero profilattico, per le modalità veloci del suo sviluppo e test, ed anche per il timore di effetti collaterali o modificazioni genetiche che in realtà non esistono.

 

 

Le perplessità più insistenti riguardano i due nuovi vaccini sviluppati da BioNTech-Pfizer e da Moderna, entrambi a base di RnaMessaggero (o mRna), il quale, a differenza del Dna che può sopravvivere per settimane o mesi a temperatura ambiente e si conserva addirittura per secoli in alcuni fossili, l'Rna è una molecola effimera e fragile, che è presente nella cellula unicamente durante lo svolgimento della sua specifica funzione, quando porta il suo «messaggio», per poi degradarsi molto facilmente e rapidamente. Per questo motivo i vaccini ad Rna messaggero devono essere conservati a temperature fino agli 80gradi sotto zero, ed all'interno del vaccino l'Rna è protetto e incapsulato in microsfere di grasso (liposomi) le quali, una volta iniettate nel nostro corpo, liberano il fragile Rna messaggero che contiene tutte le informazione necessarie per produrre la famosa Proteina Spike del Covid19, quella utilizzata dal Corona come un uncino per agganciarsi alle cellule respiratorie, entrare nel loro interno e provocare la letale polmonite interstiziale.

Da sola, senza il resto del virus, la Spike è innocua, ma mette in allarme il sistema immunitario che la riconosce come estranea e si attiva immediatamente a produrre anticorpi contro la stessa. Questa modalità in pratica imita ciò che il virus Cov19 fa in natura, ma con la differenza che l'mRna del vaccino è in grado di codificare solamente il frammento della proteina virale incriminata, e le migliaia di copie della proteina Spike prodotte dal vaccino, da sole attivano una forte risposta immunitaria, con anticorpi prodotti contro questa proteina, impedendo quindi al virus, ingannato dal fatto che non trova più agganci, di infettare il soggetto vaccinato, in qualunque momento esso ne venga a contatto. Questi anticorpi, che sono le cellule della memoria immunologica, resteranno nel nostro corpo a protezione per mesi e forse anni nel caso il Virus si ripresentasse, e siccome se non ci infettiamo più non possiamo contagiare chi ci sta accanto, questi vaccini proteggono ognuno di noi ma anche tutti gli altri che ci circondano.

20 ANNI DI STUDI
Quando nella scorsa primavera gli scienziati hanno pubblicato la sequenza genetica completa del Sars-Covid19 ci sono voluti solo 42 giorni per ottenere un mRna candidato al vaccino, e i tempi da record non hanno mai trascurato la sicurezza, anche perché i ricercatori di Moderna e BioN-Tech lavoravano da almeno 20 anni sulla terapia genica dei vaccini a Rna, acquisendo una esperienza straordinaria ed unica su questa molecola. Nei due decenni però il progresso era rimasto lento in quanto l'Rna è notoriamente instabile e facilmente degradabile, ma i ricercatori hanno trovato il modo di stabilizzarlo inserendolo in piccole particelle grassose al fine di poterlo somministrare come vaccino, e impedendo che le stesse si rompano al di sopra delle normali temperature di congelamento. I vantaggi dei sieri a Rna rispetto ai vaccini tradizionali proteici includono, oltre alla velocità di produzione, l'induzione dell'immunità cellulare e del l'immunità umorale, ovvero una doppia difesa e una doppia protezione dal Coronavirus. È importante aggiungere che questi due vaccini sono in grado di sviluppare una forte risposta immunitaria anche negli individui over 70, nei quali la stessa è notoriamente più lenta, più debole e fragile, rendendo quindi anche questa categoria vulnerabile non più a rischio delle conseguenze dell'infezione virale. Per le condizioni di stabilità e quindi di efficacia, il vaccino Pfizer potrà essere conservato per 5 giorni una volta posto in celle con temperatura di refrigerazione normali, ovvero leggermente superiori allo 0, mentre quello Moderna può restare stabile fino a 30 giorni in condizioni che vanno da 2*C agli 8*C, e per entrambi la durata di conservazione è di 6 mesi.

IL DNA NON C'ENTRA
Per chi teme modificazioni genetiche è importante ribadire che questi due vaccini, oltre a non avere «istruzioni» per modificare il Dna, essendo a base di RnaMessaggero, questo non entra mai nel nucleo della cellula, che non può essere alterato in nessun modo, perché la molecola si degrada pochi giorni dopo aver eseguito il suo compito specifico e la sua protezione è valutata di almeno 9-12 mesi. Inoltre la vaccinazione non contrasta con una precedente infezione da Coronavirus, anzi potenzia la sua memoria immunitaria, e questa farmaco innovativo può essere facilmente modificato nel caso insorgano varianti del virus. Il potenziale di questa tecnologia si spinge però ben oltre il Covid poiché lo stesso principio, introdurre istruzioni in forma di mRna nell'organismo, potrebbe essere sfruttato per spingere il corpo umano a produrre proteine complesse o esprimere potenti «anticorpi monoclonali», una sorta di vaccino «anticancro», allenando il sistema immunitario a riconoscere le proteine specifiche prodotte dai tumori, stimolando le cellule della difesa ad uccidere le cellule infette o cancerose. Una importantissima ed ottima notizia per un futuro terapeutico speriamo immediato.

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