Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Massimo Bossetti, il processo Yara Gambirasio si riapre: il caso Dna, ribaltone in tribunale

Giovanni Terzi
  • a
  • a
  • a

Per fortuna c'è la Cassazione che è capace di esprimersi con fedeltà rispetto alla Costituzione e con indipendenza ideologica rispetto ad ogni tipo di pressione mediatica. Ieri la Corte Suprema ha sancito che ogni difesa ha il diritto ad avere accesso ai reperti usati dall'accusa contro Bossetti anche se il caso è passato in giudicato. C'è stato un dibattito serrato dove anche io, semplice cronista ma dotato di una logica apprezzabile, ritenevo profondamente incostituzionale condannare all'ergastolo Massimo Bossetti, sulla base del DNA trovato sulla povera Yara, senza concedere alla sua difesa, guidata da Claudio Salvagni e Paolo Camporini, il diritto di verificarne, al grezzo, la reale compatibilità. «Vi chiedo solo di poter visionare e valutare i reperti e la presenza su di loro delle mie traccia di DNA; qualora fosse riferibile a me buttate via la chiave»: così continuava a dire il muratore di Mapello implorando i giudici di permette alla sua difesa di esaminare le tracce genetiche ritrovate sul corpo di Yara. Scudi alzati da parte di quasi tutti i commentatori televisivi, i criminologi, alcuni avvocati ed esperti di diritto. Per loro il dado era tratto, Bossetti era colpevole oltre ragionevole dubbio e nulla qui più essere discusso.

La vicenda del DNA di Bossetti trovata sul corpo della povera Yara rappresentava un giallo nel giallo. In fase istruttoria il Tribunale dell'esame aveva dichiarato che l'innocenza o la colpevolezza di Bossetti poteva essere accettata soltanto dopo un giusto processo e contraddittorio nelle aule di tribunale. Così in primo grado era stato chiesto da parte dell'avvocato Salvagni di avere accesso al materiale organico che aveva determinato l'accusa nei confronti di Bossetti. Nulla. Il materiale era finito, non esisteva e si poteva utilizzare solo una volta. Ma come, in un procedimento così delicato gli organi inquirenti non si sono preoccupati di mantenere un po' di grezzo del DNA per permettere alla difesa di fare le proprie verifiche? La risposta fu perentoria e anche piccata: «Basta ciò che ha detto la Procura della Repubblica». Mi permettevo di dichiarare nei vari salotti televisivi quanto tutto questo fosse profondamente iniquo e sbagliato. Apriti cielo! Addirittura, primo caso nel mondo, si fece un docufilm su Yara (un istant-Docu) a processo ancora aperto. Ma andiamo avanti. Anche in appello e in Cassazione la difesa chiede l'accesso al DNA trovato sugli indumenti della povera ragazza. Nulla.

 

 

 

Finché, improvvisamente, si scopre che i reperti sono presenti al San Raffaele di Milano in buona quantità. Quindi? Qualcuno ha detto una bugia? Perché precedentemente si è dichiarato che non c'era più materiale e poi improvvisamente questo appare così copioso? Ma anche qui la storia non termina, perché dapprima nel novembre 2019 la corte d'Assise di Bergamo aveva accolto e autorizzato l'analisi dei reperti, ma subito dopo aveva negato la possibilità al pool difensivo di procedere. Un dietrofront che ha portato gli avvocati di Bossetti a ricorrere in Cassazione per poter avere visione delle tracce genetiche su cui si fondano le sentenze di condanna.

Così la decisione di ieri è fondamentale in vista di una eventuale richiesta di revisione del processo, aprendo così nuovi scenari. Ora si torna a Bergamo e altri giudici dovranno nuovamente pronunciarsi sulla possibilità che la difesa possa accedere ai reperti - tra cui 54 campioni di Dna e gli abiti della vittima - su cui è stata decisa la condanna di Bossetti che detenuto nel carcere milanese di Bollate può tornare a sperare in una eventuale revisione del processo. Ora mi auguro da parte di chi, come me, ha l'onore e l'onere di informare, una grandissima attenzione nel trattare questo efferato caso. Una attenzione che spesso ha avuto una deriva gossip piuttosto che giuridica.

Un esempio è ciò che una nota trasmissione televisiva serale ha fatto in questo ultimo periodo. In mancanza di notizia dava come tale quella di un possibile, e sempre smentita da Bossetti, cambio di avvocati quasi a voler dimostrare come la difesa non fosse all'altezza del caso trattato. Insomma si era passati da un drammatico fatto di cronaca e poi giuridico a un gossip dannoso e non veritiero. Oggi, ancora di più, Yara ha bisogno del colpevole e non di un colpevole. 

Dai blog