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Pietro Senaldi stana Matteo Renzi: "Crisi di governo? Non sopporta Conte e vuole fermare il partito del premier"

Pietro Senaldi

Tanto tuonò, che piovve; anzi grandinò. Alla fine bisogna riconoscere a Renzi una cosa: pur con i difetti che tutti gli riconoscono e molti non sopportano più, l'uomo ha del coraggio. Non è un pokerista, come sostengono i detrattori, ma un leader di partito che quando le cose non vanno come vuole molla la presa; salvo poi magari pentirsene, però ha gli attributi per dimettersi. In questo in fondo non è diverso dal suo omonimo che guida la Lega. Ieri il leader di Italia Viva ha ritirato le sue ministre, aprendo una crisi al buio e rischiando quello che per lui sarebbe il peggiore degli scenari: il voto anticipato e la possibile sparizione del suo neonato partito dal Parlamento. Cosa che il Pd, il grande vedovo del governo Conte bis, gli ha subito fatto balenare a mo' di minaccia. È impossibile prevedere cosa accadrà da oggi. C'è chi è ancora convinto che sia tutta una messa in scena, che la conferenza stampa di ieri di Renzi sia stata un escamotage per salvare un pezzo di faccia e che ci si avvii a un terzo esecutivo dell'avvocato foggiano, sostenuto da Italia Viva a condizioni diverse da quelle attuali. Non è da escludere, ma non è neppure così probabile, e comunque Conte tornerebbe sulla poltrona di Palazzo Chigi con un occhio nero, dimezzato nel proprio potere e nella propria immagine. Il capo dello Stato si è speso fino all'ultimo per salvare il governo. Giorni fa ha convocato Renzi al Colle chiedendogli di pazientare e di trovare un accordo. Il fiorentino si era detto disponibile, a patto che dalla Presidenza del Consiglio giungessero segnali di apertura. Male interpretando l'appoggio di Mattarella, Conte ha invece alzato l'asticella dello scontro, mandando a dire a Renzi che, se avesse smesso di sostenere il governo, sarebbe morto. È stato come agitare un drappo rosso davanti a un toro. Il capo di Italia Viva si è sentito provocato e ha voluto dimostrare di essere diverso geneticamente dall'uomo che sfidava, quindi pronto a mollare il potere.

Le dimissioni delle ministre Bellanova e Bonetti hanno spiazzato il premier, M5S e il Pd, che credevano di aver ridotto il leader fiorentino a miti consigli. Nulla è definitivamente perduto per Conte. Mattarella però ha fatto sapere all'avvocato foggiano di non essere disposto ad avallare soluzioni abborracciate, l'Armata Brancaleone fatta di transfughi renziani, malpancisti forzisti e seguaci di Lady Mastella a cui stava lavorando Giuseppe. Questo significa che la soluzione alla crisi va cercata all'interno della maggioranza giallorossa, ma la via è molto stretta, anche perché il leader di Italia Viva non avrebbe disdegnato di saltare all'opposizione e cercare di rifarsi una verginità sparando per due anni contro l'incompetenza dell'esecutivo. via molto stretta Italia Viva non vuole il voto anticipato, ma neppure lo gradiscono M5S e Pd, che Renzi ha chiaramente sfidato a trovare un premier alternativo. Matteo non sopporta Giuseppe e la sua conferenza stampa è stata uno sfogo contro il presidente del Consiglio, accusato di sfruttare l'emergenza sanitaria per travalicare i principi e le regole della democrazia, rimproverato per aver affidato tutte le sorti del Paese nelle mani del solo Arcuri, e ancora una volta processato per le carenze dei piani economico e sanitario. Renzi vuol far fuori Conte prima che diventi sufficientemente forte per costituire un proprio partito, e questo dovrebbe essere interesse anche del Pd, che però esita a prendersi la responsabilità di governo alla quale il suo ex segretario da tempo lo chiama.

 

 

L'offensiva contro l'avvocato foggiano è stata concordata all'inizio dal leader di Italia Viva con i dem e con una parte di M5S, insofferenti all'autarchia di Palazzo Chigi. Grillini e Pd volevano limitare il potere del premier, Matteo spara a uomo e punta ad annullarlo. Quando ha scoperto che coloro con i quali ha cospirato se l'erano fatta sotto e non gli coprivano più le spalle, anziché recedere ha tirato dritto, pensando di non aver nulla da perdere, o forse che avrebbe perso di più tornando indietro. Ora il governo ha davanti il vuoto, che può anche diventare il baratro, se i dem non prenderanno in mano la situazione per risolverla o se Di Maio valuterà che forse è meglio chiuderla qui, presentarsi al voto con Conte come portabandiera grillino e salvare quel che resta di M5S. Dall'altra parte, il centrodestra ha sulla scrivania il pallottoliere e il bloc-notes con i nomi papabili per un governo alternativo.