Così non va

Magistratura, il disastro della giustizia spiegato in 4 punti: struttura, personale, norme, processi

Pieremilio Sammarco

Giovedì il ministro Alfonso Bonafede dovrebbe presentare la sua relazione sullo stato della giustizia: già immaginiamo gli annunci roboanti con cifre iperboliche sulle risorse da destinare a questo settore, aumenti di organico, programmi di edilizia carceraria, digitalizzazione e snellimento di ogni fase e tipo di processo e così via di seguito. Ma, al netto della propaganda, rimanendo ancorati alla realtà, la fotografia che si ha della giustizia in Italia è impietosa e buona parte la si deve sia a questa guida politica che ai suoi interpreti. Se proviamo a seguire le 4 direttrici che attraversano il campo della giustizia (strutture, personale, norme, processo), arricchite da qualche esempio, il quadro d'insieme che ne esce è sconfortante.

 

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1. Quanto alle strutture, gli edifici - anche carcerari - sono inadeguati e gli spazi insufficienti; i templi della giustizia sono, soprattutto nelle grandi città, un dedalo di corridoi dove giacciono i faldoni ed impera la burocrazia dei funzionari. Le risorse informatiche obsolete e carenti, come evidenziato in questa pandemia quando i processi sono stati per lo più rinviati, anziché essere celebrati in videoconferenza.

2. Si dice da tempo che il personale togato e amministrativo è insufficiente rispetto alla mole di lavoro. Può essere vero, ma perché questa giustificazione non sia un pretesto per non svolgere appieno i propri compiti, è necessario, come in una qualunque realtà privata, misurare la produttività dei lavoratori attraverso controlli serrati sui tempi di lavorazione degli atti giudiziari e l'emissione delle sentenze. È noto che senza controllo non vi è efficienza.

SISTEMA CAPILLARE
Quanto alla magistratura, si sono registrate numerose ipotesi di corruzione commesse dai magistrati nell'esercizio delle loro funzioni, oltre allo scandalo delle nomine al Csm che ha svelato un sistema capillare di spartizione correntizia che ignorava merito e capacità dei singoli candidati. E tutto questo naturalmente non ha fatto altro che, agli occhi del pubblico, gettare discredito sull'intera categoria.

 

 

3. L'apparato normativo, a seconda dei settori, si rivela a tratti inadeguato, a volte farraginoso e altre volte sembra appositamente creato per vessare l'individuo. Con riferimento alle nuove tecnologie o alle questioni bioetiche, le norme stentano: si pensi, ad esempio, alla difficoltà di introdurre la digital tax per i giganti di Internet, o il pagamento dei diritti d'autore agli editori per le news diffuse da Google, o al trattamento di fine vita. Nel settore dei lavori pubblici, il codice degli appalti introduce procedure macchinose e complesse per la pubblica amministrazione e si è visto che senza questa briglia è possibile realizzare grandi opere come il ponte Morandi. Nel penale, l'introduzione di reati vaghi e fumosi come il voto di scambio ed il traffico di influenze attribuiscono una ampia discrezionalità agli inquirenti che consente loro di avviare indagini che spesso non portano a nulla, se non alla rovina della vita politica e professionale dei malcapitati.

 

 

CIRCUITO MEDIATICO
4. I processi sono lo specchio finale del disastro sistemico: nel civile la loro eccessiva durata incide sull'andamento del PIL, scoraggiando investitori stranieri e riducendo l'interesse ad avviare iniziative imprenditoriali. Nel penale, il processo è un marchingegno che sembra essere stato creato per stritolare l'imputato: oltre all'abolizione della prescrizione, la prova, a dispetto di quanto previsto dal codice, non si forma più nel dibattimento, ma nella fase delle indagini per lo più mediante strumenti di sorveglianza, i quali anche se attivati senza controlli o con risultanze dubbie, non possono essere utilmente disconosciuti. E prima ancora che arrivi la sentenza del Tribunale perviene, grazie al circuito mediatico, quella dell'opinione pubblica, assetata di trovare un colpevole a cui dare le colpe per le proprie insoddisfazioni. Nel tributario, infine, vi è uno sbilanciamento tra le posizioni delle parti: non essendoci una banca dati delle decisioni delle Commissioni Tributarie, l'Agenzia delle Entrate ha in casa tutta la giurisprudenza dove è parte necessaria, mentre il contribuente annaspa, dovendo ricostruire da solo principi e soluzioni in un quadro normativo confuso e contraddittorio. Tutto questo (ed altro), per certo, non sarà menzionato nella relazione annuale del ministro Bonafede.