Il commento

Pietro Senaldi su Mario Draghi: "È già circondato da guastafeste", tutti i mal di pancia a sinistra

Beato Mario Draghi. Il suo esecutivo non è ancora nato e già se ne dice meraviglie. L'uomo pare racchiudere in sé le qualità di Churchill, De Gaulle, Merkel, De Gasperi e Ciampi, giusto per dare un contentino anche alla sinistra. Non scherzo, questi nomi sono stati scomodati dai notisti più autorevoli e ardimentosi. A parole tutti stimano Draghi e, a eccezione di Fratelli d'Italia, ogni partito è pronto a sostenerne il governo a scatola chiusa, visto che l'ex presidente della Banca Centrale Europea, sapientemente, non si sta sbottonando. Ha fatto filtrare che giustizia, pubblica amministrazione e fisco così non vanno bene e necessiterebbero una riforma e che bisogna organizzare meglio la profilassi anti-Covid.

 

 

Sacrosanto, ma per intuire queste cose è sufficiente un diploma da ragioniere, non serve diventare banchiere, essere stati sul tetto d'Europa o aver lavorato alla Goldman Sachs. Il problema in Italia però non è capire cosa bisogna fare, e neppure trovare l'uomo giusto per realizzarlo. Il punto è mettere le cose in pratica. Infatti, quando dalle chiacchiere si passa ai progetti, poi l'ulteriore salto all'azione viene bloccato da una fitta serie di eccezioni, rivendicazioni, precisazioni, provvedimenti che vanno all'incontrario del senso di marcia preannunciato. Ieri se ne sono avuti tre esempi lampanti, che Attilio Barbieri e Tommaso Montesano riportano in queste pagine.

SOLDI SPRECATI
Il primo riguarda i navigator, i 3mila disoccupati assunti in fretta e furia per trovare lavoro agli 800mila disoccupati a cui è stato concesso il reddito di cittadinanza, costato nove miliardi alle nostre casse sfondate. È opinione comune che il sussidio grillino sia servito, poco e male, per fare sussistenza ma non abbia prodotto alcun risultato in termini occupazionali. Ebbene, la sola idea che il primo maggio non saranno rinnovati i contratti a termine ai navigator ha scatenato manifestazioni di piazza.

 

 

«CATASTROFE EDUCATIVA»
Altra vicenda paradigmatica è quella della scuola. Perfino la ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, ha ammesso che la didattica a distanza non sta funzionando. Bergoglio, il più credente nel governo Conte, ha dichiarato che l'Italia vive una catastrofe educativa e non c'è professore, studioso o statistico che non abbia lanciato allarmi sui ragazzi di oggi come una generazione perduta sotto l'aspetto formativo. Eppure, il solo pensiero che Draghi voglia prolungare di tre settimane la durata delle lezioni, equiparandola a quella degli altri Paesi europei, ha fatto insorgere i sindacati. Infine la sicurezza. Anziché chiudere i campi profughi per migranti illegali, il ministro Lamorgese programma di smantellare 23 caserme, suscitando le proteste delle forze dell'ordine. Si tratta per lo più di uffici di polizia ferroviaria e stradale, particolarmente vicini al territorio e alle esigenze dei cittadini. Oggi il premier incaricato incontra le parti sociali, ma le premesse non sono delle migliori. Landini e compagni pensano che al governo ci sia ancora Conte, non hanno capito che la politica, e quindi anche loro, è stata commissariata da Mattarella martedì scorso, quando il presidente ha malcelato il suo disprezzo nel discorso che tumulava la maggioranza giallorossa e apriva le porte a Draghi, con viva preghiera a tutti di sostenerlo o di levarsi dalle scatole e andare a farsi giudicare dagli elettori. Tra i partiti, l'unico ad aver capito questo discorso sembra la Lega.

 

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Salvini si è messo a disposizione e non ha fatto lo schizzinoso sui nuovi alleati, che pure immagino gli facciano piuttosto schifo. La sinistra, che ieri processava Matteo perché sovranista, oggi gli rimprovera di essere diventato europeista, quando invece l'ex ministro dell'Interno è cambiato meno del contesto. Salvini ha sempre voluto cambiare l'Europa e poter dire la sua. Nel Conte bis era alle prese con un governo che non gli avrebbe fatto toccare palla sugli aiuti Ue e che da Bruxelles prendeva solo ordini. Con Draghi potrà provare a dire la sua e ha un premier che è il solo ad aver messo in riga l'Europa, verso la quale vanta un credito non da poco, avendo salvato tutto da solo l'istituzione e la moneta unica. SuperMario è uomo autorevole, pertanto non ha bisogno di pestare i pugni o di stordirci di conferenze stampa come faceva Conte per mostrare il proprio potere. Berlusconi ieri ha detto che «l'ora è grave», poi è comparso il comico Grillo, il quale ha specificato che chiederà a Draghi di «disegnare il perimetro della maggioranza», il che significa che l'ora, pur grave, non è presa seriamente. Il perimetro è Draghi. Renzi lo ha capito e infatti non parla più.

MAL DI PANCIA A SINISTRA
Berlusconi non aspettava altro ed è tornato in Italia dopo tre mesi per baciare la pantofola al governatore. Il Pd ostenta mal di pancia perché deve far digerire ai suoi elettori una giravolta ben più grande di quella che rimprovera a Salvini, ma l'atto di sottomissione al nuovo premier è scontato. I comunisti devono sciogliere le riserve, ma il loro apporto è irrilevante e c'è da giurare che al governatore non spiacerebbe affatto se si facessero da parte. In tempi difficili, meglio lasciare i matti fuori dalla porta. Quanto ai grillini, sono in balia di un invasato. Beppe, che ha una fifa blu che il Movimento si sfaldi, ha sospeso la votazione su Rousseau che avrebbe dovuto dare il via libera al governo Draghi. Pretende dal futuro premier un giuramento di fedelta ai principi di cinquestelle e um disconoscimento della Lega, il solo partito con Forza Italia che si e' dichiarato davbero pronto a sostenere l'ex governatore della Bce. SuperMario ancora non ha iniziato ma gia' imbraccerebbe volentieri il suo bazooka; per fare piazza pulita della petulante e irresponsabile ex maggioranza giallorossa.