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Vittorio Feltri contro i magistrati: "Li temo più di una grave malattia, ma sul caso dei vaccini non posso tacere"

Vittorio Feltri
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Da lustri ormai non proferisco una sola parola storta contro i magistrati, perché li temo più di una grave malattia. In passato ogni volta che mi occupavo di uno di loro finivo nei guai. Parecchi anni orsono scrissi a riguardo di una pm scatenata che non sarei salito mai in ascensore con lei, avendone paura. Ella si offese a morte e naturalmente mi querelò come fossi un farabutto. Non soltanto non era dotata di senso dell'umorismo, ma neanche della realtà.

 

Pure oggi, se la incontrassi a Milano, attraverserei la strada allo scopo di evitarla, ché è meglio. Infatti vinse la causa, fui costretto a versare una somma cospicua in lire, dato che l'euro era di là da venire. Il Tribunale condannò me in quanto giornalista - immagino -, mentre la mia avversaria era togata. È risaputo, toga non mangia toga. Qualche tempo dopo, a proposito di un sostituto procuratore di Milano, rilevai che era bravo, molto cavilloso, capace di districarsi con abilità tra le pandette. Aggiunsi che anche da studente eccelleva e, quando in classe svolgeva un compito, era talmente geloso delle proprie doti che nascondeva ai compagni il suo elaborato, preoccupato all'idea che qualcuno glielo copiasse. Nulla di insultante.

 

 

 

Tuttavia il signorino mi chiamò in giudizio e, beninteso, la sentenza emessa dai suoi colleghi gli fu favorevole. E io pagai, tanto per cambiare. Per anni non vergai più nemmeno una virgola sulla casta giudiziaria, cosicché risparmiai molto denaro, essendomi finalmente accorto che scontrarsi con lorsignori è come lanciarsi in moto contro un muro.

O ti spacchi la testa o le tasche. O entrambe le cose, il che è più probabile. Ho imparato purtroppo sulla mia pelle che i giudici sono come i preti, di cui mia madre diceva: se ne incontri uno levati il cappello e lascialo procedere per i fatti suoi. Altrimenti sono rogne. In questi giorni ho compreso che perfino i magistrati hanno ragione, talora: essi infatti hanno dichiarato che o vengono vaccinati oppure si asterranno dal lavoro, sospendendo inchieste e sentenze.

Difendersi dal Covid è un esercizio legittimo. Quindi, nel caso in cui lo Stato o la Regione (è ancora oscuro chi comandi) non li immunizzi, gli amministratori della giustizia attueranno una sorta di sciopero. Considerato che le dosi scarseggiano, va da sé che gli uffici giudiziari si spopoleranno. Un inconveniente? Non proprio. Poiché all'ultimo i custodi dei codici hanno fatto marcia indietro, assicurando che non cesseranno il loro servizio quantunque esposti all'aggressione del virus.

 

 

Da una parte apprezziamo il loro ravvedimento, dall'altra ci dispiace non rinuncino alla attività professionale. In assenza della quale diminuirebbero le sventure come ben sanno gli ex imputati dello scandalo Eni, tutti assolti al termine di un decennio di tormenti gratuiti. Cari magistrati, sia benedetto Palamara.

 

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