Indecisione

Roberto Formigoni incalza Mario Draghi: riaperture, perché il premier deve indicare un giorno preciso

Stanchezza, smarrimento, frustrazione, delusione, sfiducia, paura, rabbia... quante parole sono necessarie per descrivere lo stato d'animo degli italiani da troppo tempo a questa parte? E insieme dolore, dolore e angoscia per i troppi morti, per la terribile litania del numero dei decessi, e dolore e angoscia per chi e di chi lotta contro il male che l'ha afferrato e non si sa se ce la farà a superarlo. 

Ma è ancora possibile tornare a sperare, o abbiamo finito ogni stilla di energia positiva? La settimana che è terminata è stata certamente una delle più dure dall'inizio della nostra battaglia giusto un anno fa, tra marzo e aprile 2020. Abbiamo avuto il picco dei morti giornaliero, 671, e mai un giorno sotto i 400, da martedì abbiamo assistito alla rappresentazione in piazza dell'angoscia di tantissimi cittadini, artigiani, ristoratori, baristi, lavoratori autonomi che non ce la fanno più, a cui le chiusure delle loro attività senza una prospettiva di riapertura hanno tolto ogni speranza di futuro. Abbiamo visto la loro rabbia e la loro protesta ma anche l'assenza di violenza, quella è stata di alcune frange di estremisti che nulla c'entravano con le manifestazioni, e siano maledetti quei commentatori faziosi che hanno voluto mischiare le cose! 

 

LAVORO E LIBERTÀ
Chiedevano e continuano a chiedere lavoro, anzi di poter lavorare perché un lavoro loro se lo sono costruito ma gli è impedito di esercitarlo. Chiedono di poter lavorare, nessuno chiede un reddito di cittadinanza, si badi bene! Ora però è il momento di dare risposte, di dare certezze, di fissare date che siano rispettate, di assumere impegni che non siano scritti sull'acqua. Abbiamo vissuto un anno con un governo che prometteva e rimandava, prometteva e rimandava, e intanto chiudeva tutto. 

È impressionante rileggere oggi l'impegno assunto solennemente dal governo precedente un anno fa «nessuno perderà il proprio lavoro» e confrontarlo con i dati diffusi quattro giorni fa dall'Istat: «Le ripetute flessioni congiunturali hanno determinato un crollo dell'occupazione rispetto a febbraio 2020 pari a 945mila unità. La diminuzione coinvolge uomini e donne, autonomi (-355 mila ) e dipendenti (-590 mila), di tutte le classi di età. Il tasso di occupazione , già ai minimi storici, scende di altri 2,2 punti percentuali». Ecco perchè si è cambiato il governo, perchè è inaccettabile che impegni di questa natura siano disattesi così clamorosamente. 

PAROLE CHIARE
Dal nuovo governo, dopo alcune lentezze iniziali, ci attendiamo che dica finalmente parole chiare, che riapra prospettive realistiche, che indichi date. E che queste siano rispettate come fossero Vangelo. Gli italiani hanno bisogno che gli si dica con chiarezza che strada stiamo percorrendo e dove e quando ci condurrà, che gli si indichi un piano progressivo e credibile verso la salute e il lavoro. Non pretendono miracoli, sanno che ci sarà ancora da soffrire, ma insomma chiedono un governo che governi seriamente, un governo credibile, che da troppo tempo manca. 

 

Giovedì il presidente del consiglio Draghi ha tenuto una lunga conferenza stampa per sottolineare che questo vuole essere il suo metodo. Si è impegnato su una sola data, ma ha fatto capire che sta lavorando per fornire al più presto altre date precise e altre cifre precise per la ripartenza dei diversi settori. La data su cui ha giurato, assieme al generale Figliuolo, è quella delle vaccinazioni: a partire dall'ultima settimana di aprile ogni giorno saranno vaccinati almeno 500mila cittadini. Bene, ovviamente caro Draghi ti crediamo, sai anche tu che sarebbe un vero disastro se la cosa non accadesse! Ma poi ci aspettiamo che il tuo lavoro permetta di estendere questo metodo a tutti i campi della vita degli italiani. 

Mi si permetta di citare una mia esperienza di responsabile di una regione, lì ho capito quanto il tema delle date sia importante per i cittadini. Le opere pubbliche partivano sempre e non finivano mai. Ho imposto a me stesso e alle aziende di indicare pubblicamente una data precisa in cui l'opera sarebbe stata consegnata, pena gravi penalità alle aziende e uno screditamento abissale per me. E così abbiamo costruito nove ospedali, una fiera e una sede di regione senza sgarrare di un giorno. Sono convinto che gli italiani oggi si meritino questo, e mi par di capire che l'impegno di Draghi voglia proprio andare in questa direzione.