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Pierpaolo Sileri, la denuncia dei collaboratori al ministero: "Senza stipendio da settembre", il caso che imbarazza Speranza

Tommaso Montesano
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A Sandra Zampa, sottosegretario alla Salute nel governo giallorosso di Giuseppe Conte, è andata di lusso. Giubilata da Mario Draghi, ha trovato a tempo di record un nuovo impiego allo stesso ministero come - recita la nota apparsa sul sito web del dicastero guidato da Roberto Speranza - responsabile degli «aspetti comunicativi relativi alle relazioni internazionali ed alle attività istituzionali nazionali». Una nomina che in poco più di due settimane ha passato indenne un'interrogazione parlamentare (di Maurizio Gasparri, di Forza Italia) e un parere dell'autorità Antitrust.

Dal 18 marzo al 6 aprile la partita si è chiusa. È andata molto peggio, invece, a un dirigente generale di prima fascia (e ad altri tre funzionari) che ad oltre sette mesi dalla nomina nel gabinetto di Pierpaolo Sileri - ora sottosegretario, ma fino al 13 febbraio viceministro - aspettano ancora di vedere regolarizzate le loro posizioni. Con il corredo di uno scontro interno tra lo stesso Sileri e la macchina amministrativa del ministero, con la minaccia di una richiesta di accesso agli atti dell'ex vice di Speranza. La nomina al centro del caso è quella di Francesco Friolo, attuale capo segreteria di Sileri come sottosegretario, che nel periodo in cui il medico romano è stato anche formalmente viceministro (ovvero dal 25 agosto 2020 al 13 febbraio 2021) è stato elevato al grado di "capo della segreteria tecnica" di Sileri. Un ruolo superiore a quello di "semplice" capo della segreteria. Sia come "livello", sia come retribuzione (quasi il doppio).

 

 

 

 

Solo che questa nomina - ancorché Friolo si sia immediatamente messo al lavoro appena promosso Sileri - non ha ancora ottenuto il suo riconoscimento economico. Detto in altre parole: da settembre alla fine del mandato di Sileri come viceministro, Friolo ha lavorato gratis. Una vicenda che si intreccia con il singolare trattamento riservato da Speranza a Sileri, che dopo aver giurato come sottosegretario nel governo Conte bis il 16 settembre 2019, ha ottenuto le deleghe esecutive solo il 23 maggio 2020. Per poi fare, appunto, l'ulteriore salto come viceministro il successivo 25 agosto. Quasi un anno per diventare operativo.

E qui nascono i primi problemi. Sileri, come viceministro, in base al decreto-legge numero 181 del 18 maggio 2006, avrebbe diritto - «in ragione della particolare complessità della delega» ricevuta - a costituire uno staff aggiuntivo rispetto a quello di cui godeva in precedenza (cinque persone in più, rispetto alle otto del gabinetto da sottosegretario, plenum peraltro mai raggiunto per la volontà di risparmiare risorse dello stesso Sileri, vista l'assenza di deleghe).

 

 

 

Fatto sta che il gabinetto del ministro, cui per legge spetta autorizzare le ulteriori nomine, all'inizio di settembre dello scorso anno comunica a Sileri che i fondi per il suo gabinetto non ci sono. Salvo aggiungere, a mo' di compromesso, che il neo viceministro può comunque dotarsi di un capo della segreteria tecnica (Friolo appunto) e di un consigliere giuridico anti-corruzione. Il consigliere giuridico non si è mai visto e attende ancora di essere nominato, mentre Friolo inizia a lavorare nel suo nuovo incarico. Pur a fronte di un decreto di nomina nel quale non è indicato il capitolo di spesa. Al pari di Leonardo Costanzo che lo sostituisce nel ruolo di capo della segreteria, lasciato libero da Friolo. Anche Costanzo senza un solo euro ricevuto dopo quasi otto mesi dall'inizio del suo incarico.

Il caso si ingarbuglia ulteriormente quando, alla fine di gennaio, il ministero dell'Economia comunica al ministero della Salute che forse la norma che istituirebbe il "gabinetto Sileri" non sarebbe vigente. Eppure lo stesso Mef l'ha appena finanziata nel bilancio 2021. Quindi i soldi ci sono, ma Sileri resta durante il suo mandato da viceministro senza ufficio, tranne che per Friolo e Costanzo, però senza quattrini. Curiosità: lo Zaccardi del Mef è il figlio dello Zaccardi braccio destro di Speranza. Nel frattempo Sileri - che sia nel governo giallorosso, sia in questo targato Draghi ha sempre privilegiato un approccio "laico" rispetto all'ortodossia dei "rigoristi" favorevoli alle chiusure - fa la voce grossa, arrivando addirittura a minacciare un accesso agli atti nei confronti del suo stesso ministero per sbrogliare la matassa. Tutto inutile, almeno finora. Con buona pace del diritto al compenso dei lavoratori - pure storicamente caro alla sinistra - di Friolo e Costanzo.

 

 

 

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