Nel mirino

Roberto Speranza, la cannonata di Paolo Becchi: "Salvato dalla sfiducia. Ma i suoi danni restano"

Paolo Becchi, Giuseppe Palma

Oggi il Senato voterà sulla mozione di sfiducia individuale al ministro Speranza presentata da Fratelli d'Italia. Non passerà. Lega e Forza Italia sono al governo e non sfiduceranno un ministro con cui governano. Anche perché un voto favorevole alla sfiducia aprirebbe una crisi che non porterebbe di certo ad elezioni. Ma la Lega potrebbe uscire dall'Aula oppure astenersi, insomma dare un segnale forte, non prima però di aver messo il ministro di fronte alle sue responsabilità nel corso del dibattito parlamentare. È un'occasione utile per far emergere fatti gravi sinora volutamente taciuti. Riassumiamo. La circolare del ministero della Salute del 22 febbraio 2020, emanata in concomitanza col primo decreto-legge emergenziale (il n. 6/2020), non prevedeva altro che le raccomandazioni minime di lavarsi le mani, indossare la mascherina all'abbisogna e attivare il triage telefonico con le strutture sanitarie. Se asintomatico o sintomatico lieve te ne stavi a casa col triage, meglio se col rosario tra le dita.

 

 

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Così col trascorrere dei giorni la malattia si aggravava e si finiva dritti in ospedale. Dopo 15 giorni, mentre a Bergamo e Brescia le persone morivano nei corridoi delle strutture ospedaliere, è arrivato il dpcm dell'8 marzo, il quale - su proposta del Ministro della Salute - dettava ulteriori linee guida igienico-sanitarie come quelle di non prendere antibiotici o farmaci antivirali. Sembra quasi un "abbandono terapeutico". Dunque sino a fine marzo dell'anno scorso i malati di Covid morivano anche perché il ministero della Salute dava indicazioni inutili e del tutto inefficaci. E allora il ministro, per cancellare le prove, consigliava alle strutture sanitarie di procedere a cremazioni forzate senza fare le autopsie, decisione confermata - seppur sottoforma di raccomandazione - con ordinanza ministeriale dell'8 aprile 2020 (art. C, num. 1).

 

 

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"Vigile attesa"

Poi il 9 dicembre 2020 arrivava la nota dell'Aifa - Agenzia Italiana del Farmaco - sulle cure domiciliari, la quale indicava la formula "paracetamolo e vigile attesa" come unica strada da seguire, non riconoscendo tra l'altro la regola generale nel campo della medicina per cui i pazienti andrebbero curati con libertà prescrittiva secondo "scienza e coscienza". Il 7 marzo 2021 il Tar del Lazio, decidendo in via cautelare sul ricorso presentato dai dottori del "Comitato Cura Domiciliare Covid 19", ha riconosciuto ai medici la possibilità «di prescrivere i farmaci che ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza e che non può essere compresso nell'ottica di un'attesa». Dopo pochi giorni sia il ministro della Salute sia Aifa hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato, il quale - pur riconoscendo il principio "scienza e coscienza" di ciascun medico - ha annullato l'ordinanza del Tar che sospendeva la nota dell'Aifa. Dunque si torna al protocollo "paracetamolo e vigile attesa" che tanti morti ha provocato. Che interesse aveva Speranza ad impugnare la decisione del Tar? Due giorni fa, comunque, il Ministero della Salute ha aggiunto anche i "Fans" (antinfiammatori non steroidei) in caso di febbre o dolori muscolari/articolari (il cui uso in questo caso è nella letteratura scientifica peraltro controverso) arrivando addirittura a vietare ai medici di famiglia la prescrizione di corticosteroidi, antibiotici e persino eparina e idrossiclorochina. Eppure un documento dell'Aifa del 24/11/2020 riconosce l'efficacia dell'eparina per evitare eventi trombo-embolici. Sui vaccini non ne parliamo neppure. Per il ministro della Salute AstraZeneca era sicuro per tutti quelli fino ai 55 anni di età (comunicato del 9 febbraio), ora invece è perfetto per quelli che hanno più di 60 anni. Nel frattempo sono morti diversi giovani che stavano bene e che si sono fidati delle rassicurazioni del ministro.