il commento

Alessandro Sallusti, Salvini e Berlusconi "sposi" per Colle e governo. L'anno santo e il rischio nascosto

Alessandro Sallusti

L'anno che precede l'elezione del nuovo Capo dello Stato è per tradizione complicato e di grandi manovre politiche. L'annunciata alleanza - per prudenza oggi chiamata «federazione» - tra la Lega e Forza Italia è il segnale che si sono aperte le danze, ma siamo solo al primo giro di valzer. Altri ne seguiranno e c'è da scommettere che il giorno dopo la proclamazione del nuovo Presidente le coppie in pista non saranno le stesse della partenza. All'ultima tornata, sette anni fa, un Silvio Berlusconi pur già in difficoltà politica e giudiziaria aveva sparigliato i giochi quirinalizi scegliendo come partner Matteo Renzi- allora all'apice del proprio fulgore-.

 

 

Nacque così l'inedito patto del Nazareno tra Pd e Forza Italia, poi naufragato proprio la sera prima dell'elezione di Mattarella, nome che Renzi estrasse in extremis dal cilindro per divincolarsi dall'abbraccio del Cavaliere, che puntava su Amato. Oggi la prima coppia di grandi elettori a mettere le carte in tavola è quella Berlusconi-Salvini, coppia più inedita di quanto possa apparire a prima vista (in fondo i due sono alleati nella coalizione di centrodestra ma fino a ieri si erano a malapena sopportati). In Forza Italia c'è chi teme che questo sia il prologo di una fusione per incorporazione, cioè la nascita di un nuovo super partito unico a guida salviniana.

 

 

Timori a mio avviso non infondati solo a patto che il duo raggiunga l'obiettivo primario, cioè portare Berlusconi al Quirinale e la Lega nell'Europa che conta, la grande famiglia del Partito Popolare (relegando così Giorgia Meloni al ruolo di socia di minoranza della coalizione) e quindi Salvini legittimato undo mani a governare l'Italia. Parliamo di un obiettivo ambizioso, come ambiziosi sono i due protagonisti che devono però fare i conti, tra l'altro, con la non irrilevante variabile Draghi, uomo che mezzo mondo vedrebbe volentieri al Quirinale, dove potrebbe aprire la stagione di una repubblica presidenziale di fatto, cioè un sistema in cui il Capo dello Stato conta molto più in tutti i campi del Presidente del Consiglio. Come finirà, nessuno può dirlo. Certo è che Berlusconi e Salvini hanno inaugurato l'anno santo del Quirinale e oggi a entrambi conviene stare nella scia di Mario Draghi, che li porta in carrozza verso il traguardo. Ma la volata sarà tutta un'altra storia.