pregiudizi

Matteo Salvini accusato per la violenza in carcere, ma governava il Movimento 5 Stelle

Gianluca Veneziani

Quindi, ricapitolando, il segretario di un partito sireca in un carcere dove sono avvenuti episodi intollerabili di soprusi da parte degli agenti, dice cose di buon senso e le pronuncia senza avere alcuna responsabilità politica rispetto ai fatti. E cosa accade? La sinistra se la prende con lui come grande reprobo, difensore dei poliziotti violenti, speculatore sui limiti dello Stato di diritto. È la conferma della cronica capacità del mondo dem di sbagliare bersaglio, di attaccare Matteo a prescindere e così di fare autolesionismo, perché gli italiani non sono scemi e capiscono quando le critiche all'avversario sono del tutto pretestuose. Ricostruiamo la vicenda. Salvini si era recato l'altro ieri nel penitenziario di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, dopo la diffusione di un video, da parte del giornale Domani, che dimostrava le violenze, a suon di calci e manganellate, degli agenti nei confronti dei detenuti, rei di essersi ribellati per il timore dei contagi dietro le sbarre all'alba della pandemia. Era l'aprile 2020, il panico era diffuso e aveva fatto breccia tra i carcerati. Anche se molti avevano sospettato che, dietro le rivolte, ci fosse la longa manus della criminalità organizzata che intendeva sfruttare l'occasione per "trattare" con lo Stato su indulto e amnistia.

 

 

ALZO ZERO
Poco prima della diffusione della testimonianza video erano scattate le misure cautelari a carico di 52 agenti coinvolti nel pestaggio. E, alla notizia degli arresti, Salvini, da garantista, aveva espresso delle perplessità: «Chi sbaglia paga anche in divisa, ci mancherebbe», aveva avvertito. Aggiungendo però: «Io mi domando: dopo le rivolte dei detenuti, detenuti assolti e poliziotti indagati e incarcerati. C'è qualcosa che non funziona». Due giorni fa tuttavia, in visita al penitenziario, Salvini aveva manifestato con più nettezza la condanna per i fatti: «Sono qui a ricordare che chi sbaglia paga, soprattutto se indossa una divisa. Se c'è qualche detenuto che è stato oggetto di violenza è inaccettabile, perché il carcere deve essere un luogo sicuro sia per lavoratori sia per chi è dentro. Le scuse alle famiglie sono sacrosante e dovute». Nondimeno il leader leghista invitava a non generalizzare: «Questo», annotava, «non vuol dire infangare e mettere a rischio la vita di 40mila appartenenti alla polizia penitenziaria che rendono il Paese più sicuro». Persone non ideologicamente prevenute avrebbero dovuto condividere queste frasi o limitarsi a tacere. Ma non gli esponenti di Pd e sinistra varia per cui anche una mattanza di detenuti è un'occasione per sparare ad alzo zero su Salvini. Ecco nell'ordine le anime belle e "rosse" schierate nel plotone di esecuzione contro Matteo. Roberto Mirabelli, vicecapogruppo Pd al Senato: «Salvini straparla della camorra, continua a mettere in dubbio fatti gravi e che tutti hanno visto. L'unica cosa che non ha fatto è condannare le violenze senza se e senza ma»; Walter Verini, tesoriere del Pd: «Il sedicente garantista Salvini, per pura propaganda, aveva fatto finta di non vedere quei filmati, non rendendosi conto dell'enorme rischio rappresentato dal suo atteggiamento»; e quindi Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana che, prima ancora della visita del leader leghista in carcere, aveva sentenziato: «Vedo che Salvini andrà a portare "solidarietà" a questi agenti che gettano fango sul nostro Paese e le nostre istituzioni. Ne è ancora proprio convinto?».

 

 

GUARDASIGILLI
Tutti costoro dimenticano un aspetto fondamentale. Ai tempi della rivolta e dei successivi soprusi degli agenti, ministro della Giustizia, e quindi responsabile politico di quanto accade nelle carceri, era un certo Alfonso Bonafede, dei 5 Stelle. Ed era stato il suo vice, Vittorio Ferraresi, anche lui pentastellato, a definire l'intervento degli agenti «una doverosa azione di ripristino di legalità e agibilità del reparto». Forse dovrebbero prendersela con loro, i dem, per evitare di manganellare verbalmente Salvini, innocente e perciò condannato.