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Ddl Zan, quando una legge educa non è liberale: ma lo Stato non è laico?

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 Manifestazione a favore del Ddl Zan

Iuri Maria Prado
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Alcuni (non molti, ma alcuni sì) purtroppo sono anche in buona fede: dicono cioè che tra i pregi di questo accidenti di ddl Zan c'è che ha finalità "educative", insomma che è rivolto a insegnare alla gente che cos' è l'identità di genere; e poi che non bisogna far violenza su qualcuno solo perché è omosessuale o transessuale o bisessuale o disabile; e infine che non bisogna assumere comportamenti di discriminazione fondati sull'odio per quelle caratteristiche.

 

Buon senso, no? No: proprio no. Perché la legge non serve a "insegnare". La legge non serve a inoculare "valori". La legge non serve a "educare". Quanto meno se parliamo della legge di uno Stato laico: che cessa di essere tale non solo se mette in legge Dio-Patria-Famiglia ma, identicamente, se sacralizza il verbo LGBTQIA. Potremmo anche dimenticarci del fatto che il presidio di tutela contro la violenza omotransfobica precipita poi nella solita ricetta repressiva, multa e galera, e che un "insegnamento" a suon di manette e processi penali non è esattamente quel che ci si aspetta da un ordinamento liberale. Ma è proprio il presupposto, a non convincere: e cioè, appunto, che sia compito della legge far dottrina valoriale su come è bene pensarla a proposito di quelle faccende. 

 

Leggiamo a destra e a manca - perché l'errore percorre in un senso e nell'altro gli schieramenti- che deprivata del suo intento moraleggiante la legge sarebbe svuotata di senso, perché qui si tratta di insegnare a vecchi, adulti e bambini che occorre celebrare la Giornata contro l'omotransfobia e per il diritto all'identità di genere, e per farglielo capire bene stabiliamo che le amministrazioni pubbliche e le scuole "provvedono" alla bisogna. Con l'effetto, immaginiamo, che le scuole e le amministrazioni pubbliche, per adempiere opportunamente al proprio compito, dovranno essere provviste di idonei moduli protocollari, con insegnanti e funzionari pubblici debitamente formati sull'identità di genere e sulle virtù del processo penale che la garantisce. 

E non c'è verso di farlo capire, ma questo dimostra c'è qualcosa di peggio, in questa legge, della sua abbondante parte difettosa: e il peggio è la parte apparentemente buona e pretesamente innocua, quella che dopotutto non fa male a nessuno perché vuol "solo" educare. 

 

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