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Vittorio Feltri: ecco perché alla fine il capo dello Stato lo farà Mario Draghi

Vittorio Feltri

 Nel 2014 pubblicai un libro con Stefano Lorenzetto dal titolo: Buoni e cattivi. Un capitolo era dedicato a Mario Draghi, in cui sommariamente descrissi il suo magnifico curriculum. A conclusione del pezzo pronosticai per il banchiere un futuro roseo, e aggiunsi che la sua invidiabile carriera si sarebbe conclusa nelle vesti di capo dello Stato. Io non sono un veggente, per carità, però ne ho viste tante nella mia lunga vita e ciò mi consente di immaginare in anticipo varie cose. Cosicché oggi insisto. Al Quirinale non può che andare Draghi, perché e l'unico uomo dotato di capacità e di autorevolezza di cui la Patria dispone. Tutti i nomi che in questi giorni sono stati tirati in ballo nel novero delle candidature al Colle, col dovuto rispetto, non sono all'altezza per vari motivi che non vale neppure la pena di elencare.

 

 

 

Tanto per cominciare, Supermario ha dimostrato, nonostante le difficoltà che egli ha dovuto superare, di saper comandare. Fare il premier in Italia non è semplice. I partiti, e di conseguenza la maggioranza, sono litigiosi, privi di ideali e naturalmente anche di idee, la gente li disprezza e se si tratta di eleggere un sindaco e un consiglio comunale, preferisce evitare di recarsi alle urne. Non lo dico io, ma risulta dall'affluenza scarsissima ai seggi. Mattarella ha esaurito brillantemente la sua esperienza quale presidente della Repubblica e non credo abbia voglia di replicare il proprio mandato. Alla fine il Parlamento, non potendo scegliere qualche nome papabile, punterà appunto su Draghi, che fornisce ottime garanzie di tenuta. Verrà indicato per mancanza di alternative decenti. Il quale Draghi, dopo essersi insediato al Quirinale, dovrà nominare qualcuno che lo sostituisca a Palazzo Chigi.

 

 

 

Naturalmente selezionerà una persona di sua fiducia che garantisca continuità al governo attuale. Cioè un uomo o una donna con cui colloquiare apertis verbis, allo scopo di proseguire con la legislatura in corso fino a scadenza naturale, cosa che sta a cuore a qualsiasi parlamentare, timoroso di andare a casa rinunciando all'indennità di carica e alla pensioncina. Per andar giù piatti, l'esecutivo si può guidare tranquillamente anche dal Quirinale. Quindi Draghi seguiterà a menare il torrone perché è l'unico a Roma che sia in grado di farlo con perizia. Naturalmente la mia è una ipotesi, meglio, una previsione, che si verificherà non perché io abbia doti divinatorie, bensì perché è l'unica sensata.