Coscienze sporche

Davide Giri e Greta Beccaglia, se un omicidio razzista indigna meno della pacca sul sedere

Gianluca Veneziani

Ma non siete un po' indignati, arrabbiati, addolorati, no eh? Non c'è nulla che vi porti, per solidarietà, battaglia civile o reazione ideale, a inginocchiarvi o a scrivere un tweet sulla morte di Davide Giri a New York e sull'aggressione dell'altro italiano Roberto Malaspina per mano dell'afroamericano Vincent Pinkney? Ennò, perché la cancel culture ha davvero cancellato tutto, non solo la storia fatta da quei cattivoni di bianchi, ma anche il principio dell'equità di giudizio, a seconda di chi siano il criminale e la vittima, e soprattutto il sentimento elementare della pietà umana. La morte di Giri, accoltellato a New York senza alcuna buona ragione che non fosse verosimilmente il suo colore di pelle, si può considerare l'esito più tragico della cancel culture, cioè di quell'accanimento contro tutto ciò che ha a che fare con la presenza dei bianchi e il loro ruolo nella storia. Se fosse confermata la tesi del papà dell'altro ragazzo aggredito, per cui Pinkney sarebbe «un fanatico razzista che odia i bianchi. Mio figlio ha tutte le caratteristiche per essere bersaglio di uno così, pelle e capelli chiari», non si tratterebbe solo di un caso di criminalità, posto che l'aggressore non è uno stinco di santo, ma membro di una gang. Né sarebbe solo un episodico e sanguinoso caso di razzismo al contrario. 

 

Ma la tragedia si potrebbe giudicare il prodotto estremo di una (in)cultura che intende sbarazzarsi dei bianchi, cancellandone le tracce del passato (da cui l'abbattimento di statue), cambiando loro i connotati nei film (vedi il fenomeno del blackwashing, per cui personaggi bianchi vengono interpretati da afroamericani) e, in fin dei conti, colpevolizzando i bianchi di essere tali. Rei per statuto ontologico, antropologico e cromatico. E quindi degni di essere eliminati, anche fisicamente. Così, in menti criminali come quella di Pinkney, dall'assalto alle statue si arriva all'aggressione agli individui, dal vandalismo all'omicidio. Di fronte a episodi simili in un Paese normale ti aspetteresti una levata di scudi, un'inginocchiata collettiva come quella dopo l'uccisione di George Floyd, lenzuolate di commenti sui giornaloni ed esternazioni sdegnate a mezzo social da parte dei principali intellettuali e politici. E soprattutto ti aspetteresti un minimo di vicinanza ai familiari della vittima e all'altro ragazzo ferito. 

E invece, eccetto sparuti casi, il nulla. Dove sono le Boldrini e gli Zan che si genuflettevano in Parlamento per manifestare solidarietà alla comunità afroamericana vessata dai bianchi? Dove sono le conduttrici tv che credevano sacrosanto dichiarare la propria adesione alla causa del Black Lives Matter e gli scrittori (o meglio, scrittor*) alla Murgia e Saviano che vedono xenofobia ovunque? E dove sono i calciatori che si mettono ginocchia a terra prima delle partite per denunciare la dilagante minaccia razzista? Potrebbero farlo anche ora, visto che anche Davide giocava a calcio ed è stato aggredito mortalmente proprio dopo un allenamento. Perché nessuno di loro lancia una campagna #WhiteLivesMatter? Forse perché si considera quasi normale e non notiziabile che un nero uccida un bianco per motivi razziali. Al più si riduce la tragedia a un fatto di violenza, di degrado, di marginalità, né si fa mai cenno al fatto che l'aggressore fosse un nero (ieri Corriere della Sera e Il Fatto Quotidiano sono riusciti nell'impresa). 

 

Il tuo browser non supporta il tag iframe

Basti pensare a cosa sarebbe accaduto a parti invertite, e cioè se un afroamericano fosse stato ucciso da un ragazzo bianco, fanatico razzista. Tg e giornali avrebbero aperto su quello, le più alte istituzioni dello Stato avrebbero lanciato sermoni sull'allarme discriminazione, i leader di partito si sarebbe sentiti in dovere di condannare l'episodio, cospargendosi il volto di nero. In questo caso, invece, non ne vale la pena... Ma che volete farci, ultimamente presidenti di Camera, capi politici e intellò sono troppo impegnati ad aggiungersi al coro contro la violenza del secolo: la palpata a Greta Beccaglia. Quando si tratta di una toccatina di culo hanno il tweet facile, quando viene ucciso un ragazzo bianco chissenefrega.