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Sigfrido Ranucci, la complicità della Rai negli scandali a Report. E la sinistra sta zitta

Sigfrido Ranucci

Pietro De Leo
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«Non capisco il silenzio della politica (tutta) sulla vicenda Ranucci. Non so se siano vere accuse, filmati, messaggini, minacce di cui si parla ma mi colpisce che nessuno ne chieda conto a lui ed ai vertici Rai o che non si parli al Copasir delle minacce ad eletti. Temete i dossier?». Secondo Guido Crosetto c'è qualcosa che non torna. La diffusione, da parte del Riformista, del filmato che dimostrerebbe la presunta prassi, da parte del giornalista, di acquistare filmati presso persone esterne alla redazione al fine di realizzare servizi per prendere di mira alcuni personaggi, non sembra aver scosso le coscienze a sinistra. I partiti maggiormente in trincea, ossia Lega, Italia Viva e Forza Italia chiedono si vada fino in fondo per l'accertamento pieno dei fatti e la tutela del servizio pubblico. Per il resto tutti rimangono in silenzio. Qualcosa si sta invece muovendo dietro le quinte all'interno dell'azienda.

 

Il nuovo step potrebbe essere proprio includere nell'audit sugli sms anche la questione dei filmati, per valutare all'interno della Rai il comportamento di colui che attualmente è anche vicedirettore di Rai3 e da poco vicedirettore ad personam della Direzione Approfondimento. Un passaggio che potrebbe essere tutt' altro che formale. Continua intanto lo scontro a distanza tra Ranucci e il direttore del Riformista, Piero Sansonetti, che a Libero ha spiegato: «Se Sigfrido Ranucci continua a dire che il video è taroccato, lo quereliamo. Io l'ho scritto anche su Twitter: se chiede scusa non lo querelo. Il video è inedito, vero, non manipolato. Chiunque lo può vedere e può giudicare in autonomia il modo di fare certo giornalismo». C'è poi un altro problema: i fatti si riferiscono al 2014, quando alla conduzione c'era ancora Milena Gabanelli. Negli scorsi giorni, all'emersione del primo capitolo del "Ranucci-Gate", si era schierata a fianco del successore, per quanto sollevando una questione di opportunità sul suo comportamento. «Non doveva mandare quei messaggi, ma questa vicenda mi sembra un polverone sul nulla».

 

Visto la piega che prendono le cose, ogni conclusione sul piano morale va oggettivamente congelata. Sul piano della cronaca, se il Rifomista attacca, Ranucci continua a difendersi opponendo la manipolazione di quel materiale che lo vede protagonista. In una vicenda che fa scorrere davanti agli occhi l'era "ranucciana" di Report. Era l'autunno 2016 quando Milena Gabanelli annunciò pubblicamente chi avrebbe afferrato da lei il testimone della trasmissione dalla stagione successiva. L'allora suo coautore, appunto, che pare avesse vinto una sorta di derby interno con la giornalista Sabrina Giannini. Un profilo da "inchiestista" pura, quest' ultima. Mentre Ranucci proveniva dalla scuola di Paese Sera, testata storica culturalmente orientata a sinistra. In questo secondo capitolo del programma sotto la sua conduzione, forse come se non di più nella fase precedente, non sono mancati botta e risposta con le aree politiche oggetto dei suoi servizi. Uno scontro che ha raggiunto lo zenith degli ultimi mesi. Dalla lettera anonima su presunte molestie all'interno della redazione, poi del tutto smentita da un audit dell'azienda, al caso degli sms verso Ruggieri e Faraone come reazione per aver portato la vicenda in Commissione Vigilanza. E sui metodi seguiti, sia per fare giornalismo che per commissionare servizi con denaro pubblico. L'etica e la morale verrà poi. 

 

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