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Vladimir Putin, il demone nichilista e la degenerazione spirituale: "Cosa sta succedendo allo zar"

Corrado Ocone
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Qual è il vero Putin? Quello che più di trent' anni fa era un ligio e oscuro funzionario del Kgb di stanza a Berlino Est, comunista fino al collo per ufficio se non per convinzione? O quello che nei primi anni Duemila, appena preso il potere, cercava di portare serietà e stabilità in uno Stato in disgregazione, con un atteggiamento di apertura ai commerci (anche di idee) e all'Occidente?

 

O ancora quello che dieci anni dopo, senza più un briciolo di vera opposizione all'interno, comincia ad essere assertivo nella quasi indifferenza occidentale, e anzi con molti apprezzamenti anche da ambienti insospettabili (non solo certo il povero Salvini) per una capacità di leadership e visione realistico-politica che faceva passare in secondo piano le molte deficienze di un sistema politico che certo non può dirsi democratico? Oppure Putin è quello che è emerso sempre più negli ultimi anni e che si è manifestato in una aggressività che ormai rasenta l'irrazionalità, solcata da una vena autodistruttiva non indifferente? 

TUTTO E NIENTE
Forse la risposta più convincente è quella di chi, come Le Figaro, riconduce le varie scelte e i vari caratteri impersonati da Putin nel corso del tempo ad un tratto comune che è proprio dell'anima russa: il nichilismo. In Russia, il nichilismo convive da sempre con l'opposto motivo, quello spiritualistico, ma è forse anche ad esso speculare: solo chi ha vissuto con intensità la ricerca di Dio e la fede in un trascendente può convertire la sua anima, una volta che ha perso il centro e ogni punto a cui aggrapparsi, in un relativismo totale che conosce solo le ragioni della forza. 

Perseguendole fino in fondo esse portano alla distruzione non solo del "nemico", spesso artificialmente costruito, ma, in una furia appunto nichilistica, anche di se stessi. In quest' ottica, le idee diventano come un sostrato che maschera la molla più profonda che muove, cioè l'affermazione ed espansione della propria potenza: si può essere di volta in volta una cosa e il suo contrario, e sempre con radicalità e fanatismo, senza in fondo contraddirsi. La stessa spiritualità, la stessa religione, perso ogni ancoraggio nella coscienza, diventa un instrumentum regni, viene cioè strumentalizzata e opposta alla mancanza di valori dell'Occidente attuale. 

 

RILEGGERE DOSTOEVSKIJ
Ora il fatto paradossale è che è stato proprio Dostoevskij, che qualche stupido burocrate vorrebbe oggi allontanare dalle aule universitarie italiane, a offrirci la più raffinata descrizione del nichilismo e a stigmatizzarlo. E lo ha fatto soprattutto in quel capolavoro che è I demoni, del 1873, che prese spunto dall'imperversare in Russia di un terrorismo senza scopi di matrice anarchico-populista. La descrizione di personaggi tormentati, insicuri, narcisisti, è magistrale. Per essi tutto vale pur di corrodere ogni cosa con il proprio ego smisurato. Per Dostoevskij, che era uomo convintamente religioso, il liberalismo non è l'opposto di questa mentalità, ma con l'individualismo ad esso connesso la genera in qualche modo. 

Viene qui in mente quanto, in quegli stessi anni, scriveva il liberale Lord Acton: «Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente». Di qui la sapienza liberale che contrasta il potere controbilanciandolo con altri poteri. E ha sempre presente l'idea del limite. Che è quello che non accade in Russia, ove Putin governa incontrastato da 21 anni. Questo è il vero problema di Putin, la vera genesi del suo furore e della smisuratezza. Con il suo potere illimitato, certo, finirà forse per autodistruggersi. Il problema è che, questa volta, con sé egli potrebbe distruggere anche noi. È per questo è che dovere di tutti fermarlo.

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