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Rai, il centrodestra non piazza mai un suo giornalista: il problema non è il contratto al "rosso" Damilano

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Marco Damilano
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I giornalisti del Tg1 e del Tg2 insorgono contro Marco Damilano, direttore dell'Espresso recentemente dimessosi in polemica con il gruppo controllato da John Elkann, al quale rimproverava di aver ceduto la storica testata della sinistra rossa che più rossa non si può. Si pensava fosse un martire della libera informazone, forse era più semplicemente uno che contava di cadere in piedi, un paracadutato - attenti, non paraculato - di quella schierata. 

Rimproverano a Rai3 di voler appaltare al valente collega, le cui opinioni politiche sono note più delle sue idee, una striscia informativa quotidiana di dieci minuti, intorno alle 20.30. Il format è ancora tutto da costruire. Si immagina sia una frustata, con il rischio di diventare un pippone, in cui il giornalista mette a tema in chiave critica e analitica una notizia di giornata. Non si capisce perché, con quasi duemila giornalisti a libro paga, la tv pubblica deve affidarsi a una professionalità esterna, lamentano i mezzibusti Rai... Invece è la sola cosa che si capisce benissimo.

 

INTEMERATE
È proprio a questo genere di professionalità, libere dai vincoli aziendali, che viene bene appoggiarsi nei momenti più delicati. Non sappiamo cosa dirà Damilano nelle sue intemerate. Però lo possiamo supporre, perché i suoi cavalli di battaglia sono noti. Saranno dieci minuti di propaganda anti-salviniana, anti-meloniana e anti-berlusconiana, conditi da un determinato e costante tentativo di portare acqua al Partito Democratico. Non è un pregiudizio il nostro, ma una sintesi del lavoro del collega negli ultimi lustri. Preciso, inesorabile, affidabilissimo, quasi fosse telecomandato, anche se di sicuro non lo è, perché non è il tipo, perché ha dimostrato di sapersi fare valere e di non essere prono a nessuno, eppure agli onnipotenti Elkann, e perché non ce ne sarebbe neppure bisogno.

I telegiornalisti Rai, per combattere Damilano, sostengono che il nuovo programma li danneggerebbe nello share. Se lo meriterebbero ma, con tutti gli auguri di buon lavoro all'interessato, l'impresa non è facile. Indipendentemente dalle sue qualità, l'ex direttore rischia il bagno di sangue, entra in un nido di serpi dove tutti sono pronti a saltargli addosso e sfida una concorrenza frizzante e consolidata. Complimenti per il coraggio.

 

NE RESTANO MILLE...
A noi di Libero Damilano non dà fastidio. Bravo lui, e brava la sinistra, che è riuscita a piazzarlo. E non si pensi che fargli saltare il programma cambierebbe il quadro politico nella tv pubblica. Se risolvi il contratto e il problema Damilano, poi a Viale Mazzini ne restano mille, di colleghi in forza alla sinistra da schierare in campagna elettorale. Il punto non è la sinistra e i suoi volti tv stipendiati dai contribuenti. Il problema è il centrodestra e i suoi giornalisti, che non sa piazzare da nessuna parte; quando ci prova, basta che da sinistra il primo sfigato si alzi e faccia «bau» e i nostri eroi battono in ritirata, chiedendo pure scusa. 

Sull'informazione pubblica il centrodestra ha sempre dato il peggio, litigando al suo interno per contendersi posti che poi è incapace di utilizzare a proprio vantaggio, preferendo piazzare un giornalista di sinistra che per l'occasione si spaccia per amico, piuttosto che uno di centrodestra che amico lo è davvero ma è ritenuto più amico di un partito alleato che del proprio. Il guaio non è Damilano in Rai a far campagna elettorale per la sinistra nell'anno che porta alle elezioni Politiche, ma cosa ha ottenuto in cambio il centrodestra. Il sospetto è nulla; e questo è piuttosto grave. Bisognerebbe imparare dalla sinistra, che prima occupa il potere e poi se lo litiga. Il centrodestra invece bisticcia prima di arrivarci, con il risultato che non ci arriva mai.

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