Cortocircuito

Giorgia Meloni? Il paradosso rosa: femministe a lutto per il premier donna

Hoara Borselli

Quando negli Stati Uniti si tennero le primarie del partito democratico, nel 2008, i candidati principali erano due: Obama e Hillary Clinton. Un nero e una donna. Negli Stati Uniti, fino a quel momento, non c'era mai stato un presidente afroamericano né un presidente donna. Le femministe si schierarono compatte. Quelle più moderate e quelle più radicali: Hillary.

Dissero che la lotta tra neri e bianchi era una costante della storia da qualche secolo, mala lotta tra donne e uomini era una costante da sempre. La specie umana, dissero, è divisa tra i due sessi e la storia umana racconta di una millenaria oppressione dell'uomo sulla donna. Se nel paese più forte ricco e importante del mondo, e cioè in America, una donna diventa il capo della nazione, è una svolta nella storia dell'umanità.

 

SCONFITTE
Persino una femminista radical e quasi sacra come Camille Paglia disse: Hillary, Hillary! Senza dubbi. Obama è un maschio. Poi vinse Obama, confermando quanto è dura la strada del potere per le donne. E quattro anni dopo Hillary fu sconfitta di nuovo, da Trump. Ma la questione di principio posta dalle femministe americane resta intatta e limpida. Prima la donna. Woman first.

Beh, qui da noi, oggi, ci troviamo in una situazione simile alla vigilia delle elezioni. C'è la possibilità concreta che una donna diventi presidente del Consiglio prendendo il posto di Draghi. Parlo di Giorgia Meloni. Beh: dove sono le femministe? La mia non è una provocazione, è un ragionamento. Ad essere realisti, i possibili premier che usciranno dal voto del 25 settembre non sono molti. Se vince la sinistra il premier forse sarà Letta, forse Calenda (conoscete in politica qualche esemplare più machista di Calenda?

Nelle cose che dice, nelle smorfie, nelle mosse, nei toni arroganti...). Se si pareggia, o se comunque il risultato non sarà netto, c'è la possibilità che ci sia un premier centrista, sicuramente maschio: Draghi o chi per chi lui. Se vince la destra e la lista di Fratelli d'Italia risulta prima nella coalizione (cosa praticamente certa) l'Italia, dopo Israele, la Gran Bretagna e la Germania, sarà il primo Paese occidentale ad avere al suo vertice una donna. Vi pare poco? Sento l'obiezione di chi mi dice che però l'estrema destra non è mai stata femminista. E che vuol dire? La storia non è mica un libro di algebra. Non cammina mai dritta dritta. Del resto, in Italia, già da tempo le leader femmine sono molto più presenti a destra che a sinistra. E poi anche Golda Meir, e Thatcher, e Merkel non erano mica donne di sinistra. Qui stiamo ragionando sul problema dei problemi: il potere. È lì che le donne non hanno mai rotto il "tetto di vetro" della società liberali. Il potere. E oggi questo è in gioco: il potere.

 

IL POTERE
Le femministe non hanno sempre posto questa questione? Come rompere il potere maschile, come abbattere il patriarcato. Il patriarcato è quella cosa lì: il potere riservato solo ai maschi. Nella famiglia, nell'azienda, nella comunità sociale e poi somma questione - nello Stato. Ecco, amiche femministe - e scrivo amiche senza nessuna ironia o spirito polemico - abbiamo la possibilità di affrontare e vincere la battaglia del potere. Voi ci siete? Non c'è nessuna altra strada. Solo questa: smettetela di fare le schizzinose e sostenete Giorgia. Convinte, compatte, a gran voce. Vincere la guerra dei simboli, dare una picconata al patriarcato. Scusate se ripeto unvostro slogan e una splendida frase di Primo Levi: se non ora quando?