L'editoriale

Mario Draghi, Sallusti: "Cosa ha fatto con 7 parole", sinistra in tilt

Alessandro Sallusti

C'è il draghismo canonico, il verbo di Mario Draghi. Poi c'è il draghismo aprocrifo, quello raccontato e divulgato da discepoli o tonti o in malafede. Ecco, ieri il Maestro ha parlato e ha dettato un canone: «L'Italia ce la farà con qualsiasi governo». Ha detto proprio così, ha usato non a caso la parola «qualsiasi», quindi anche con un governo di Centrodestra, cosa che smentisce clamorosamente la narrazione degli evangelisti apocrifi, e a questo punto probabilmente usurpatori, della chiesa draghiana, tipo San Enrico da Letta, San Carlo da Calenda, San Matteo da Renzi e altri minori tipo San Massimo da Giannini direttore della Stampa, secondo i quali l'Italia o sarà di sinistra - possibilmente draghiana - o non sarà più, disintegrata dall'avanzare delle fascistissime orde del Centrodestra.

 

 

 

Usando sette parole sette Mario Draghi ha rimesso le cose a posto e sbugiardato la campagna denigratoria delle sinistre. Come dire: non in nome mio, non seminate il panico e sputtanate il paese in tutto il mondo inventandovi favole al riparo del brand Mario Draghi, che a differenza dei vostri è un marchio serio di origine controllata. Il premier insomma si rifiuta di consegnare la sua agenda nelle mani esclusive della sinistra, la lascia a disposizione di chi verrà, chiunque verrà, non senza qualche istruzione per l'uso di assoluto buon senso: non è più il tempo di spinte populiste che portano solo all'isolamento, di immaginare fughe dall'Euro, dall'Occidente e neppure dalla Nato («l'Ucraina va difesa ad ogni costo»), cose tutte certamente compatibili con il programma elettorale, e quindi di governo, dei tre partiti del Centrodestra.

 

 

 

Letta, Calenda e soci se ne facciano una ragione: Mario Draghi non è cosa loro, non scenderà in campo in questo finale di stagione, comunque non in una metà campo e chi sta provando ad arruolarlo senza chiedergli il permesso rimarrà a bocca asciutta. Giriamo pagina e andiamo avanti pur sapendo che i falsari di Draghi da qui al 25 settembre se ne inventeranno un'altra e poi un'altra ancora fino all'ultimo giorno. Ieri hanno arruolato pure Chiara Ferragni che non è esattamente Mario Draghi ma insomma, se non puoi avere le tigri il circo provi a tenerlo su con i gatti. 

 

 

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