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VI° CONGRESSO CO.R.TE.

Sostenibilità dell’innovazione
in epoca di ‘spending review’

9 Marzo 2016

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In chirurgia le novità tecnologiche sono in continua evoluzione ed è ben difficile stare al passo con altri paesi europei o americani nel momento in cui la sanità italiana è ancora in pieno ‘piano di rientro’. “D’altra parte ci si pone il problema della bassa competitività internazionale – commenta il professor Giorgio De Toma, Direttore della cattedra di Chirurgia generale dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma, intervenendo al VI° congresso Nazionale CO.R.TE. – conferenza Italiana per lo studio e la Ricerca sulle Ulcere, Piaghe, Ferite e la Riparazione tessutale presieduto dal professor Nicolò Scuderi – in assenza di nuove strumentazioni o device che richiedono per essere acquistati e utilizzati di grandi investimenti; tutto ciò porta al paradosso che le multinazionali arrivano a non presentare o pubblicizzare in Italia i device più recenti, facendo riferimento ad  altri  paesi europei, del medio o estremo oriente, ove ci sono mercati ben più ricettivi. E il fatto di essere costretti alla  stretta necessità di ridurre i costi porta alle cosiddette ‘aste al ribasso’, ove la più bassa offerta economica diventa preponderante e prioritaria rispetto alla qualità o all’innovazione. Se non anche, qualche volta, alla sicurezza…”

In campo chirurgico si è assistito nell’ultimo decennio ad un grande impulso nelle novità tecnologiche, dalla laparoscopia alla chirurgia robotica fino alla chirurgia transluminale endoscopica ed endovascolare, tecniche, quest’ultime, che in molti casi stanno quasi soppiantando la chirurgia open tradizionale, relegata o limitata a casi particolari. Tali nuove tecnologie utilizzano fonti laser, radiofrequenza ed ultrasuoni di ultimissima generazione, in sistemi miniaturizzati, di cui sono  comprensibili gli alti costi, sia di acquisto che di esercizio. Che dire poi della chirurgia radioguidata con radionuclidi e tecniche di fluorescenza, fino ad arrivare alla robotica, massima espressione della chirurgia mini-invasiva. Come succede spesso in Italia, però, l’avvento di nuove tecnologie viene utilizzato non in modo razionale, con indicazioni ben precise di patologie e casi clinici già codificate in Paesi, che le hanno utilizzate prima e già dispongono di termini di paragone sui risultati. In Italia si agisce in modo del tutto ‘anarchico’, legato spesso al protagonismo insito nella personalità dei chirurghi. Tutto ciò conduce ad una impropria lievitazione di costi di esercizio che limitano l’uso o sfavoriscono l’acquisto degli ultimi device, con il risultato che talora risulta molto più facile avere questa disponibilità tecnologica in struttura a conduzione privata.

Quale è la soluzione? “Ovviamente un Servizio Sanitario Nazionale ‘virtuoso’, anche in un difficile momento economico, dovrebbe dotarsi di modelli di disinvestimento da sprechi ed inefficienze – sostiene De Toma – dovrebbe quantificare la sovra-utilizzazione di tecnologia per inappropriatezza di competenza, di indicazioni ed organizzativa in modo tale che il taglio degli sprechi possa essere ricollocato nell’acquisizioni ed utilizzo di nuove tecnologie. In mancanza di nuovi income economici nella sanità, dunque, l’unica soluzione è la razionalizzazione della spesa, l’acquisto ed utilizzo oculato e controllato delle costose tecnologie affinché siano utilizzate in centri competenti e con rigido controllo delle indicazioni all’utilizzo. In campo chirurgico, ove esistono alti costi di acquisto ed esercizio, sono necessari ampi studi per giustificare la validità di una nuova tecnologia rispetto ad un’altra. Solo questo può portare a non privarci delle nuove acquisizioni e limitare usi sconsiderati”. (CARLOTTA DONNINI)

 

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