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Corruzione: Arata e i soldi dati a Nicastri, 'mi fidavo, non aveva una lira'

12 Giugno 2019

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Palermo, 12 giu. (AdnKronos) - "Io mi fidavo totalmente di tuo papà, per stima... per mille motivi, gli son sempre stato vicino, prima, in quel momento lì lui era zero, non aveva una lira in tasca, ed io gli ho dato trecentomila euro". A parlare, non sapendo di essere intercettato, è Paolo Arata, ex parlamentare di Forza Italia, finito oggi in manette con l'accusa di intestazione fittizia, corruzione e autoriciclaggio nell'ambito dell'inchiesta che coinvolge anche l'imprenditore Vito Nicastri, ritenuto vicino al boss Matteo Messina Denaro, finito in manette anche lui. E' il 22 gennaio del 2019 e Arata in macchina parla con il figlio di Nicastri, Manlio, "interfaccia" del padre in quel momento ai domiciliari.

Nella conversazione è il politico genovese a ripercorrere la storia del suo rapporto con il 're dell'eolico'. Una 'collaborazione' avviata nel dicembre del 2015 quanto Nicastri propose ad Arata l'ingresso nella società Etnea Srl. "Io nel 2015 ho dato 300mila euro a tuo papà basandomi su un rapporto di fiducia, ed è stato il più grande errore della mia vita, poi glielo dirò in faccia a tuo papà,... omissis... gli son sempre stato vicino, prima, in quel momento li lui era zero non aveva una lira in tasca, ed io gli ho dato trecentomila euro, mi ha presentato quello stro... di... omissis... di Antonello omissis... io., il mio interlocutore non era Antonello... il mio interlocutore era tuo papà...".

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