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Il cugino di Raco: "All'omicidio-suicidio non credo"

Si chiede "perché cancellare le prove col fuoco se non si deve coprire l'autore?". E aggiunge un particolare: "Alle 8 è andato via dal meccanico a bordo della Fiesta"

15 Giugno 2019

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Il cugino di Raco: "All'omicidio-suicidio non credo"
Si chiede "perché cancellare le prove col fuoco se non si deve coprire l'autore?". E aggiunge un particolare: "Alle 8 è andato via dal meccanico a bordo della Fiesta"

Roma, 15 giu. (Adnkronos) - di Silvia Mancinelli

"All'omicidio-suicidio non crediamo. Un po' perché in Calabria abbiamo un preciso codice deontologico per cui donne e bambini non si toccano, un po' perché solitamente in chi si toglie la vita l'istinto di sopravvivenza prevale. Nemmeno lo sportello ha aperto. Poi perché cancellare le prove col fuoco, togliendo ai familiari anche la possibilità di dargli giusta sepoltura, se non si deve coprire l'autore?". Lo dice all'Adnkronos, interpellato sul giallo di Torvaianica, Alessandro Lazzaro, cugino di Domenico Raco, che questo pomeriggio è arrivato a Roma da Reggio Calabria per sostenere la sorella della vittima, accudita da lui perché disabile.

"Ieri mattina è uscito di casa alle 5 per accompagnare un amico a lavoro - continua Alessandro - e da lì è andato a portare l'auto dello stesso amico dal meccanico. Era uscito presto proprio per fare tutto in tempo. Dall'officina è andato via verso le 8 su una Ford Fiesta grigia, come ha detto il meccanico, ma non è chiaro chi fosse al volante".

A quel punto inizia il giallo perché non è chiaro come l’utilitaria sia arrivata nel terreno incolto e perché i due cadaveri fossero uno sul sedile anteriore e l'altro dietro.

"Alle 8,28 di ieri l'ultimo collegamento su WhatsApp di Domenico, poi più nulla - continua ancora -. Era venuto a Roma 4 anni fa, faceva la guardia giurata all'Eur, poi, la società ha perso l'appalto ed è stato licenziato, ma la pistola d'ordinanza l'ha riconsegnata 4 mesi fa, perché non sapeva che farci. Era talmente buono che sarebbe potuto cadere in trappola. Avendo perso il lavoro gli era stato offerto di accudire la sorella invalida per portarla in giro, non avendo il marito la patente. Lui era una persona sempre disponibile, una colonna per la nostra famiglia. Era tornato dalla Calabria tre giorni fa, era sceso per il diciottesimo di una nipote".

"Gli avevamo detto di fermarsi un po' - spiega il cugino - ma lui è voluto tornare a Roma. Con Maria si conoscevano, spesso si vedevano anche con Maurizio, il compagno di lei. Se Domenico fosse innamorato non lo so, ma lei era decisamente provocante nel modo di presentarsi, di parlare. Lui però mi parlava di più donne, non di Maria in particolare. Mio cugino non meritava questo".

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