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cronaca

Casapound, Corte Conti chiede quasi 5 mln a Miur e Demanio

17 Giugno 2019

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Roma, 17 giu. (AdnKronos) - L'occupazione del palazzo in cui ha anche sede CasaPound a Roma ha generato un danno erariale di 4 milioni 600mila euro che ora deve essere risarcito da una decina di dirigenti dell'Agenzia del Demanio e del Miur per mancata riscossione del canone. Lo scrive la Corte dei Conti nell'atto di 'invito a fornire deduzioni' con cui chiude l'indagine sull'immobile in via Napoleone III in pieno centro a Roma, occupato da ormai 15 anni.

Nove sono i dirigenti indagati, fra cui figura anche il direttore dell'Agenzia del Demanio di Roma, Antonio Ficchì. La cifra del risarcimento è stata stabilita "in particolare in base al canone aggiornato alla media Omi (Osservatorio Mercato Immobiliare) per la destinazione d'uso residenziale nella zona Esquilino", dove si trova il palazzo occupato. Nella vicenda non è coinvolta Casapound in quanto soggetto privato su cui la Corte dei Conti non può intervenire.

"Non è tollerabile in uno Stato di diritto una sorta di 'espropriazione al contrario' - scrive la Corte dei Conti - che ha finito per sottrarre per oltre tre lustri un immobile di ben sei piani, sede storica di uffici pubblici, al patrimonio (indisponibile) dello Stato, causando in tal modo un danno certo e cospicuo all'erario". Per i giudici contabili "l'occupazione sine titulo dell'immobile da parte di CasaPound e degli altri occupanti" ha "determinato una perdita economica per le finanze pubbliche e comunque una lesione al patrimonio immobiliare pubblico, dato che il cespite (fonte di guadagno, ndr.) non è stato proficuamente utilizzato per oltre 15 anni (e non lo è tuttora)".

"La liberazione dell’immobile occupato abusivamente da oggi è ancora più prioritaria: la Corte dei Conti ha calcolato un danno erariale di oltre 4 milioni e 600 mila euro, generato durante negli oltre 15 anni in cui la struttura di Via Napoleone III è stata sottratta all’utilizzo civico. Attendere oltre è offensivo per lo Stato e per i cittadini onesti". Il commento del vice ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli. "Quel bene deve tornare alla collettività, per essere inserito, come già detto nelle settimane scorse, o in un piano di riqualificazione o in un piano di dismissioni del patrimonio pubblico, entrambi obiettivi prioritari di questo Governo”, conclude Castelli.

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