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Emanuele Fiano, riparte la caccia agli editori di destra. Ma questa volta i censori non vincono

Nel mirino la casa editrice "Passaggio nel bosco", in prima linea Emanuele Fiano. Ma le richieste di escludere gli ospiti "sgraditi", questa volta, non fanno breccia
di Alberto Busacca sabato 29 novembre 2025

 Emanuele Fiano

3' di lettura

Riparte la caccia agli editori “fascisti”. Ma questa volta, per fortuna, il giochino sembra non funzionare. A finire nel mirino della sinistra è la casa editrice Passaggio al bosco, che quest’anno parteciperà a “Più libri più liberi”, la fiera della piccola e media editoria diretta da Chiara Valerio. Ed è qui che i progressisti hanno iniziato ad agitarsi. «Mi appello agli organizzatori e ai patrocinatori», ha attaccato il dem Emanuele Fiano, «è proprio necessario ospitare editori di autori di chiara fede neofascista o neonazista?». E poi sono arrivati pure Massimiliano Smeriglio, assessore alla Cultura di Roma Capitale («Presenza inopportuna») e il solito Christian Raimo («Possiamo partire almeno da togliere i fascisti, i razzisti e i nazisti dalle fiere librarie?»).

Ecco, sembra un po’ di rivedere un film già visto. Ricordate? Nel 2019, dopo una polemica analoga, venne cacciata dal Salone del libro di Torino la casa editrice Altaforte, colpevole di essere un po’ fascista (secondo i compagni) e soprattutto di aver pubblicato un libro-intervista di Matteo Salvini, all’epoca vicepremier e ministro dell’Interno. Ora però, come anticipato, il finale dovrebbe essere diverso.

Perché l’Aie, l’Associazione italiana editori, che organizza la kermesse in programma a Roma dal 4 all’8 dicembre, ha detto subito di voler difendere «la libertà di pensiero, di espressione e in particolare di edizione in tutte le sue forme». Tradotto: lo stand di Passaggio al bosco ci sarà, e in effetti sarebbe strano censurare qualcuno a una fiera intitolata “Più libri più liberi”...

«Ringraziamo l’Aie per aver confermato la nostra presenza», commenta Marco Scatarzi di Passaggio al bosco. Che poi si toglie qualche sassolino dalle scarpe: «Cosa vuol dire che non dovevamo essere invitati? Le fiere librarie non sono party, non si viene invitati, ma ci si iscrive sottoscrivendo un contratto. Noi lo abbiamo fatto per cinque anni di fila, attendendo pazientemente che si liberasse uno spazio.

Non partecipiamo su delega, invito o raccomandazione, ma perché svolgiamo il lavoro di editori». E le accuse di fascismo? Assurde: «Ci attaccano per tre nomi (Mussolini, Evola e Venner), ma noi in catalogo abbiamo oltre 300 titoli e organizziamo centinaia di eventi culturali in tutta Italia».

Caso chiuso, quindi? Non del tutto. Perché alcune brevi considerazioni vanno comunque fatte...

- È strano che a chiedere di cacciare una casa editrice da una fiera libraria sia un esponente del Partito democratico, sempre pronto, a parole, a schierarsi in difesa della libertà di stampa, secondo i dem minacciata dal nostro cattivissimo governo di destra. Evidentemente la libertà di stampa vale soltanto se si stampano libri che piacciono a loro...

- Ancora più strano che a sollevare la questione sia stato nello specifico Emanuele Fiano, recentemente vittima a sua volta di intolleranza culturale quando un gruppo di pro-Pal gli ha impedito di parlare all’università di Venezia. Da censurato a censore nel giro di un mesetto...
-Il caso, comunque, dimostra ancora una volta l’allergia di una parte della sinistra verso libri e giornali sgraditi.

Incredibili, in questo senso, le proteste contro le presentazioni del volume su Sergio Ramelli scritto da Giuseppe Culicchia (non certo uno scrittore fascista). Lunedì scorso, a Susa, in provincia di Torino, i contestatori hanno anche esposto un macabro striscione: «Fascio morto, concime per l’orto», con tanto di chiave inglese disegnata. Ma su queste cose, chissà perché, i sedicenti democratici preferiscono non dire mai niente...

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