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Gli sprechi del Palazzo di Vetro

Diari d'America di Glauco Maggi

14 Novembre 2011

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Gli sprechi del Palazzo di Vetro
I lavori di ammodernamento, ampliamento e di messa in sicurezza del Palazzo di Vetro a New York sono in corso da anni, e come è inevitabile trattandosi della burocrazia più burocratica del mondo il calendario slitta via via e il budget delle spese si gonfia. Il personale, che è accasato in uffici provvisori mentre gli operai stanno ristrutturando l’iconico edificio tra la First Avenue e l’East River a MidTown, non rientrerà nella sede principale che fra un anno, mentre tutto doveva essere finito già da questa estate . I costi iniziali, che erano previsti in 875 milioni di dollari, si sono già più che raddoppiati (+225% per i pignoli) a 2 miliardi. E non è finita: l’ultima stima tecnica dell’indipendente Board dei Revisori ha preavvertito che “non può assicurare l’accuratezza della corrente previsione dei costi (2 miliardi) per il completamento del progetto”. Infatti, il Board dà già per sicuro un incremento di altri 227 milioni. Poiché gli Stati membri, che sono oltre 190, pagano le spese di gestione dell’Onu in rapporto al proprio Pil (prodotto interno lordo), gli Stati Uniti da soli sono responsabili del 22% del bilancio. Per questo motivo concretissimo, oltre che per la riserva politica che l’opinione pubblica Usa mantiene verso una istituzione sovrannazionale che minaccia la sovranità degli Stati Uniti  (i quali, non a caso, sono da sempre fuori dalla Corte Internazionale di Giustizia, e qualche giorno fa hanno deciso di tagliare la quota Usa per l’Unesco, dopo che la Palestina è stata ammessa come stato membro nell’agenzia dell’Onu per la Cultura anche senza essere un effettivo membro delle Nazioni Unite) , ha fatto enorme scandalo l’ultima rivelazione sparata giovedì sera da Fox News. Gli insaziabili funzionari dell’Onu stanno contattando gli ambasciatori accreditati degli Stati membri per chiedere un altro cospicuo finanziamento da 3 miliardi di dollari, in aggiunta ai 2 e rotti dei lavori in corso. Si è scoperto che lo staff dei diplomatici e dei loro aiutanti e tecnici che sono di stanza all’Onu di New York cresce continuamente, e quindi almeno 2,4 miliardi dei 3 di questa corposissima seconda tranche servono per erigere un secondo grattacielo a fianco di quello in ristrutturazione. Gli altri circa 600 milioni finirebbero, invece, per fare più bella e più nuova la sede di Ginevra dell’Onu, il secondo tempio della diplo-burocrazia globale. Con la penuria di soldi nelle casse di tutti, famiglie e governi, non è un bello spettacolo quello di una struttura inefficace, irresponsabile, squilibrata nella sua sostanziale assenza di vera democrazia (Cuba e la Corea del Nord, per citare non a caso un paio di paesi dittatoriali con voto pieno nella Assemblea Generale, contano come Stati Uniti e Italia, due vere democrazie), che spende e spande. E a pagare sono i contribuenti delle nazioni “adulte”.

di Glauco Maggi
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