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Elezioni Usa, l'ultima sorpresa si chiama Gingrich

Diari d' America di Glauco Maggi

14 Novembre 2011

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Elezioni Usa, l'ultima sorpresa si chiama Gingrich
Newt Gingrich è l’ultima sorpresa della campagna presidenziale Repubblicana. Era stato dato per spacciato in giugno, quando il suo staff si dimese per passare alla corte di Rick Perry, anche perché  i finanziamenti alla sua campagna erano una miseria. I sondaggi, in luglio e agosto, lo condannavano con il 5%. Poi si è visto come è andata con Perry, crollato al 10% dal quasi 30% del suo esordio estivo. E si sta vedendo come anche la stella successiva nel firmamento del GOP, Herman Cain, perda brillantezza per le accuse di molestie sessuali (che lui nega). E’ vero che l’ex re nero della pizza Cain e il mormone Mitt Romney sono ancora davanti a lui nel sondaggio di oggi 9 novembre di RealClearPolitics (con il 25,2% e il 23,3% rispettivamente), ma Gingrich è balzato di quasi 8 punti in due mesi ed è stabilmente terzo, tra il 12% e il 14%  nelle più recenti rilevazioni. Soprattutto, si torna a parlare di lui sulla stampa che pesa. Il Wall Street Journal gli dedica un editorialone dal titolo più che lusinghiero, “Perché Gingrich potrebbe vincere”. E il New York Times gli fa eco, riportando che ora è visto favorevolmente dal 55%  dei Repubblicani (e sfavorevolmente dal 23%), “un grande miglioramento da giugno quando questi numeri erano rispettivamente 42 e 31 per cento, rispettivamente”. Che cosa è successo? Le cattive performance in Tv di Perry da un lato, e il disastro di immagine di Cain che da giorni deve difendersi dagli attacchi alla sua integrità invece di propagandare la sua ricetta taglia tasse sono sicuramente parte del suo recupero. Ma Newt ci ha messo del suo: nelle risposte e nelle argomentazioni in Tv appare il più preparato, il più ricco di citazioni e connessioni appropriate, insomma quello con il bagaglio di idee e di esperienza più evidente. L’ex Speaker della Camera, dove ha fatto per 20 anni il deputato fino al 1999, ha convinto molti a diventare suoi fans quando si è accreditato come il Repubblicano più attrezzato per fare i dibattiti con Obama nei mesi decisivi prima del novembre 2012: “Penso di poter rappresentare l’eccezionalismo americano, la libertà delle imprese, i diritti della proprietà privata e la Costituzione meglio di quanto lui possa rappresentare la lotta di classe, il socialismo burocratico, la debolezza in politica estera e la totale confusione nell’economia”, ha detto in una autopresentazione. La sua retorica diretta contro l’avversario Democratico si sta facendo strada, e lo sta definendo giorno dopo giorno come l’alternativa più eleggibile, per i Repubblicani più conservatori ma anche per gli indipendenti-patriottici,  a Romney e Cain. Il primo resta quello che sarà nominato, alla fine, se proprio non c’è niente di meglio. Il secondo ha oggi un destino che è un’incognita al 100%. “Io sono una tartaruga e lui la lepre”, ha detto ieri Newt riconoscendo che ha ancora tanta strada da fare, ma che alla fine vincerà lui. “Non devo erodere la percentuale del 25% che sta ora con Romney”, ha spiegato, “ma conquistare i favori del 75% che resta”. E che oggi è diviso tra gli altri 7 contendenti, molti dei quali dopo le prime due o tre primarie di gennaio usciranno di scena. 

di Glauco Maggi
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