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Calvin Gibbs, l'assassino che non fa notizia

Diari d' America di Glauco Maggi

14 Novembre 2011

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Calvin Gibbs, l'assassino che non fa notizia
Se avete già sentito parlare sulla stampa nazionale del sergente Calvin Gibbs, 26 anni, militare dell’esercito americano di stanza in Afghanistan nel 2010, ditemi dove avete trovato il racconto della sua terribile vicenda, che a me era sfuggito. Io ho saputo solo oggi dalle agenzie che ieri è finito il processo e che è stato condannato all’ergastolo per crimini commessi mentre era in servizio alla base Lewis-McChord con la sua pattuglia, ora bollata come “kill team”, “squadra assassina”. Il segreto della censura? Sta nell’anno in cui il sergente Gibbs ha ammazzato tre persone innocenti, non in combattimento ma gratuitamente, per odio o per macabro piacere, e compiuto altri 12 delitti per i quali è stato condannato insieme a tre suoi commilitoni, che hanno confessato e l’hanno denunciato. Gibbs, al tempo dei fatti, aveva come comandante in capo Barack Obama, e non George W. Bush.

Ecco perché il New York Times ha scritto sul suo caso un millesimo degli articoli dedicati ad Abu Ghraib e ai torturatori dei prigionieri irakeni. O a Guantanamo (a proposito, nei tre anni di Obama la galera di Cuba è diventata forse il Club Mediterranee?). Ecco perché nel 2003-2004 abbiamo tutti imparato a memoria la teoria che legava le malefatte di un branco di secondini colpevoli di oscenità e soprusi, ma non di assassinii, alla catena di comando, su su fino a Rumsfeld e a Bush. Ed ecco perché invece la stampa internazionale non ha cavalcato stavolta un fatto orrendo di sangue e di crudeltà per condannare tutto intero un esercito di disonorati. In marzo 2011 Rolling Stone e Der Spiegel pubblicarono le foto di due della squadra assassina che posavano a fianco del cadavere del teenager, la vittima che avevano ucciso nel gennaio 2010. Ma la distribuzione di quel documento agghiacciante fu semiclandestina, non certo ossessiva e ripetitiva.

Chi si ricorda d’averla vista? Io no. Chi si ricorda invece di aver visto i carcerieri di Abu Ghraib che umiliavano e spaventavano i detenuti irakeni? Io sì, benissimo. Solo se 10 pazzi vestono la divisa a stelle e strisce sotto la guida di un presidente Repubblicano e fanno la nefandezza di abusare dei prigionieri, questa nefandezza, una volta scoperta per una denuncia interna allo stesso esercito Usa, diventa la “punta dell’iceberg”, la manifestazione simbolo di una “cultura dell’odio e del razzismo”. Se invece  si tratta della dozzina della quinta Brigata della Seconda Divisione di Fanteria che serve nel 2010 sotto Obama, e che viene rispedita in patria sotto accuse ripugnanti, dall’ assalto a gente privata fino all’accoltellamento di cadaveri, allora è un fattaccio di cronaca: al massimo darne notizia quando arriva la sentenza, e domani è un altro giorno. E’ vero che domani è un altro giorno. Ed  è sacrosanto considerare la squadraccia in Afghanistan come delle mele marce di un esercito in cui il 99,999% fa il suo dovere con sacrificio e professionalità. Ma così era anche nel 2003- 2004 a Bagdad. Oggi sotto Obama e ieri sotto Bush. Oggi è il Giorno dei Veterani negli Stati Uniti, e in mille manifestazioni la popolazione si è raccolta per onorarli. Anche la Casa Bianca l’ha fatto. Ma è anche il giorno che ha svelato la vergognosa doppia morale di troppi media.

di Glauco Maggi
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