Cerca

In America 100 milioni di poveri. Il merito? Di Obama

La classifica stilata dal Censo: un cittadino su tre è sotto la soglia o quasi. Una nuova classe "inventata" dal presidente

19 Novembre 2011

1
In America 100 milioni di poveri. Il merito? Di Obama
Il nuovo criterio inventato dal Censo americano per misurare la povertà è il parto di un dipartimento dell’ufficio governativo per il censimento che si chiama “Statistiche della povertà” e ha un suo regolare capo-burocrate, Trudi Renwick. Che dati indaga e che risultati deve dare un ufficio che si chiama con quel nome? Che i poveri non solo esistono, e questo è ovvio e di questi tempi obamiani è una realtà in crescita, ma che il fenomeno è anche più grave di quello che è, peggiora, assorbe la classe media che si estingue, e sale su e su, magari fino al 99% che c’è sui cartelli di protesta degli EXOWS (ex Occupy Wall Street).

A sollecitare la fornitura dei dati è stata una richiesta del New York Times, che ha rotto nell’occasione con la sua tradizione: un tempo scriveva di povertà “esplosiva” sotto i presidenti Repubblicani, quando gli articoli sugli homeless erano un rito. Oggi c’è Obama, ma essendo la recessione e la crisi ancora colpa di Bush tre anni dopo che se n’è andato, l’obiettivo è un altro. Drammatizzare la situazione, non solo per dare una mano ai disperati di EXOWS, ma per perorare la linea liberal dei programmi federali, statali, municipali di distribuzione delle risorse pubbliche. Che non ci sono più (ieri l’altro il debito federale ha tagliato il traguardo dei 15.000.000.000.000 dollari - 15 mila miliardi di dollari),  ma il welfare governativo non si deve fermare davanti a nulla. Più si crea dipendenza dalla mano pubblica, più la gente viene “corrotta” a credere che “ci deve pensare lo Stato”. Insomma, il capitalismo non ce la fa proprio a farci vivere meglio, deve pensarci la politica. Dunque, in base alle nuove stime del Censo, e arriviamo subito alla conclusione perché è quello che interessa politicamente, ci sono oggi negli Stati Uniti 100 milioni di americani, uno su tre, poveri o quasi poveri. Come reagire allo scoop? Si può arrossire di vergogna. Perché far sapere agli africani, o a chi volete voi, questa scoperta dei 100 milioni in miseria, o quasi, è un vero “schiaffo alla povertà” degli indigenti veri: quelli nudi, affamati, che hanno il bagno più vicino che è a qualche kilometro di distanza, e l’acqua arriva con i secchi.

L’incredibile cifra tonda dei 100 milioni comprende i “poveri” secondo la griglia del metodo vecchio (49), e quelli “quasi poveri”, il parto della “novità statistica” aggiunta dall’Ufficio Poveri del Censo, che si sono aggiunti miracolosamente (51). Come abbiano sofisticato la ricerca inserendo dei correttivi basati su fattori prima computati diversamente o trascurati del tutto (gli assegni di sostegno alimentare, le tasse pagate e le deduzioni concesse come crediti fiscali, il numero dei famigliari, e soprattutto un indice di aggiustamento stato per stato basato sul costo della vita nelle diverse aree) è troppo complicato da capire tecnicamente. La sostanza è che è nata una nuova “classe” da iscrivere di diritto al partito di Obama. Che si deve sentire povera perché il suo reddito è superiore a quello di povertà, ma non va oltre al 50% in più di quella soglia. L’anno prossimo si dirà che sono “vicini ai quasi poveri” quelli con un reddito “solo” fino al 50% in più dei “quasi poveri” e così via. Per dare un’idea, il 49% dei quasi poveri possiede la casa in cui abita (e così anche il 41% dei poveri in canna), e il 42% ha una assicurazione privata (e così il 30% dei poveri in canna). Il 28% ha un lavoro a tempo pieno (come il 13% di poveri in canna), ma se volete un nome e cognome il New York Times ve lo fornisce. Phyllis Pendleton si scopre “quasi povera” avendo, oltre a un posto fisso, la casa da 230mila dollari dove andrà a vivere fra una settimana con il marito e due figlie,  un BlackBerry e due automobili (entrambe Buicks degli Anni Novanta) .  Anche il marito lavora, da inserviente, e la coppia fa 51mila dollari all’anno. Se si tolgono le imposte, i costi dei trasporti per andare al lavoro e le spese sanitarie, la nuova statistica attribuisce loro “solo” 40mila dollari, ma se aggiungono poi i correttivi dell’Ufficio Statistico si scende a 31mila dollari. Che è il 29% in più della soglia di povertà, e che fa scattare l’iscrizione alla neonata classe dei “quasi poveri”.

di Glauco Maggi

[email protected]

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • locatelli

    31 Gennaio 2015 - 08:08

    il merito dei poveri sono dei republicani col minnimo di paga che Obama a fatto aumentare tutte le minnime paghe

    Report

    Rispondi

media