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L'insana ossessione di Joe Biden per la casa Bianca

Il vicepresidente degli Stati Uniti ha lasciato intendere che correrà per la Stanza Ovale: l'America si tiene dalle risate

1 Dicembre 2011

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L'insana ossessione di Joe Biden per la casa Bianca

La Casa Bianca gli ha dato alla testa, evidentemente. Joe Biden, in visita in Iraq dove è andato a confermare che d’ora in poi il Paese, liberato da Saddam grazie a Bush, dovrà imparare a fare da sé, ha lasciato intendere che correrà per cambiare Stanza della Casa Bianca: vuole quella Ovale, da numero uno. L’America si tiene dalle risate. A parte che era famoso per le sue gaffe prima ancora di essere scelto come pallido e ininfluente braccio sinistro di Barack, Biden è poi entrato nella storia delle barzellette presidenziali per quanto ha raccontato della prima volta che lui e Obama si sono seduti nell’ufficio dove Bill Clinton riceveva intimamente Monica: “La prima telefonata che facemmo io e Barack il giorno dell’inaugurazione, nel gennaio 2009, fu a Jon Corzine. Sapevamo che se ne intendeva di economia e finanza e che era la persona giusta da sentire…” Ora gli americani sanno perché in tre anni la crisi si è aggravata, e i disoccupati sono aumentati al 9%.

Jon Corzine, ex co-presidente della Goldman Sachs, ex senatore democratico, era nel gennaio 2009 il governatore del New Jersey, stato che stava portando al disastro di bilancio. Anche perché l’ex banchiere ultraliberal aveva avuto come amante la capa dei sindacati locali del pubblico impiego. E se si è teneri con i sindacati quando chiedono contratti da nababbi, in benefici assistenziali e sanitari di gran lunga eccedenti quelli riconosciuti al settore privato, non si possono anche avere i conti pubblici a posto. Tanto male fece Corzine a capo del governo nel New Jersey, che gli elettori, pur essendo uno stato notoriamente a larga maggioranza democratico e liberal, l’hanno cacciato alla prima elezione possibile e hanno messo al suo posto un Repubblicano, Chris Christie.
Ma la storia dell’uomo di cui Biden s’è vantato d’essere amico e di essersi fatto dare da lui i consigli giusti su come sanare l’America, non è purtroppo finita con la morte politica del governatore trombato. Corzine è rientrato subito nel giro della finanza che l’aveva reso miliardario, diventando presidente della MF Global. Qui è cronaca recente, e ricorderò solo che la MF Global Usa, società di consulenza finanziaria quotata ed operativa da Londra a Wall Street, è fallita e ha licenziato 1000 persone in un giorno. Il Corzine che la sapeva così lunga da meritare la prima telefonata della coppia Obama-Biden, ora rischia l’incriminazione, e la galera, perché non solo ha fatto fallire la ditta, ma ha anche fatto sparire un miliardo di dollari dai conti dei clienti, e i liquidatori, ma ancor più gli investitori, sono inviperiti.

Obama e Biden erano così ammirati dalle qualità di Corzine che lo stavano per fare ministro del Tesoro al posto di Tim Geithner. La cosa è provata, perché la MF aveva accettato di mettere nei contratti con gli investitori una clausola che prevedeva un “rimborso” se quel genio di Corzine fosse stato prelevato da Obama e promosso ministro. Il GOP può già sognare, se non per il 2012, di sicuro per il 2016. “Il mio focus ora è far rieleggere Obama. Deciderò dopo se correre io nel 2016, io non chiudo alcuna porta”, ha confermato alla CNN Biden. Quando uno dice così, vuol dire che già non ci dorme la notte. Del resto, aveva già provato nel 2008. Per la Casa Bianca Joe ha proprio un’ossessione. Insana.

di Glauco Maggi

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