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Se la crisi di Wall Street nasce dal governo

La Consob americana contro sei ex alti dirigenti di Fannie Mae e Freddie Mac. Smentite le teorie dei democratici

22 Dicembre 2011

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Se la crisi di Wall Street nasce dal governo

E’ in  corso una causa civile, promossa dalla SEC (la Consob americana) contro sei ex massimi dirigenti di Fannie Mae e Freddie Mac. I verbali d’accusa sono utilissimi per capire le origini vere della crisi dei mutui che ha messo in ginocchio l’economia Usa (e non solo) con la crisi del 2008-2009. Si dirà: ma non è già stato tutto chiarito dai media, proni ad accettare la litania dell’attacco alla avidità privata delle banche di Wall Street e degli “speculatori degli hedge funds”, alla “deregolamentazione (reaganiana)”, alla ricerca del profitto (capitalistico americano)? No, per niente. Erano bugie. E il tribunale sta ora riscrivendo, stavolta in termini legali ufficiali, ciò che avevano già smascherato in libri ed articoli diversi economisti e giornalisti controcorrente, ossia non asserviti alla propaganda Democratica ed obamiana. Quella che ha garantito l’elezione di Barack con la parola d’ordine del  “siamo in un casino provocato da Bush, e solo noi possiamo sistemarlo introducendo più regole e più governo”. Sono stati invece proprio i due giganti “governativi” a montare, sviluppare e gonfiare la crisi, dice la SEC nell’accusa, perché i sei executives “sapevano e approvavano dichiarazioni ufficiali menzognere” per nascondere la reale esposizione ai mutui subprime, quelli passati poi alla storia come “tossici”. Finora la tesi prevalente è sempre stata che il Congresso e il presidente non hanno avuto responsabilità nello scandalo, anche se sono stati i legislatori, fin da quando crearono le due entità “sponsorizzate dal governo” vari decenni fa, a dare a Fan e Fred il mandato di promuovere la concessione dei mutui con larghezza, per facilitare la corsa degli americani alla proprietà della propria casa. Intento nobile e “sociale”, che valeva secondo il governo il rischio di concedere prestiti a tasso agevolato,  anche a chi non forniva garanzie di poterli ripagare.

Nel 1999, sotto Bill Clinton, Fannie Mae e la Countrywide di Angelo Mozillo fecero un “accordo di alleanza” che comprendeva “un programma di prestiti a ridotta documentazione chiamato <prestito internet> e poi prestito <veloce e facile>”, tanto per essere più chiari. Grazie alla partnership la Countrywide trovava i clienti acquirenti di casa e Fannie i soldi coperti dallo stato. Negli anni successivi, documenta la SEC, la piaga dei “prestiti veloci e facili” avviata da Fannie e Freddie con il sigillo governativo ovviamente si propagò ad altre banche e finanziarie erogatrici. Il ruolo di Fannie e Freddie nel drogare il mercato immobiliare non è mai stato un segreto. Anzi, furono inventate con legge del Congresso con una funzione precisa: quella di acquistare mutui già erogati da altri pagando con capitali raccolti sul mercato a costo vantaggioso. Essendo “gse, government sponsored enterprises”, i loro bond con cui raccoglievano fondi per acquistare i mutui avevano di fatto la garanzia pubblica: infatti, quando sono fallite, la loro nazionalizzazione è costata 141 miliardi (finora) ai contribuenti. Se il meccanismo di per sé era perverso, il comportamento dei manager di Fan e Fred è stato criminale, sostiene la SEC. A fronte di una esposizione crescente dei bilanci delle due società ai mutui subprime dei clienti poco affidabili, riportavano cifre fasulle. Per esempio, nel dicembre 2006, Fannie aveva 43 miliardi di prestiti a “debitori dal credito deficitario” e con “un serio tasso di morosità”, che salirono a un centinaio nel giugno del 2008. Ma sui libri aziendali scrissero che l’esposizione era di soli 8 miliardi. E’ un processo che promette bene, cioè la verità. Il difficile sarà farla pubblicare in prima pagina, perché è scomoda per i fans del Grande Governo.

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi
 

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