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Italia e Usa allo specchio: Schettino e i pompieri dell'11 settembre

In America finisce in prima pagina il comandante del Concordia: esempio di vigliaccheria per un popolo che celebra l'eroismo

18 Gennaio 2012

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Italia e Usa allo specchio: Schettino e i pompieri dell'11 settembre

Questo fa veramente male. Sbattuto in prima pagina sul web, sui siti dei tabloid come su tutti i canali Tv, con lo scambio penoso con la Capitaneria, ovunque: il comandante che abbandona la nave e che, cazzo, non ci vuole tornare a fare il suo dovere e' una vergogna, un italiano che veste la divisa e che non la onora. L'America sbeffeggiava Berlusconi per le sue scappatelle, anche se aveva la coda di paglia con i suoi, di sciupafemmine, da JF Kennedy a Bill Clinton. Ma qui si tratta di vita e di morte, di coraggio ultimo e di rispetto per íl proprio ruolo, di dedizione al compito. E l'America ha in mente i pompieri e i poliziotti che salivano sulle scale delle due torri, su su  piu' vicino al fuoco che fosse possibile... per dare soccorso pensando solo agli altri, agli impiegati in abiti civili. Loro, che portavano le giubbe e gli elmetti, orgogliosi di quel badge che da' autorita' e doveri. Una nazione non e' fatta di soli stinchi di santo, e quando l' emergenza chiama si fa rappresentare da chi capita. Ma e' davvero il destino cieco che in Italia piazza uno Schettino fuggiasco su quel ponte a quell'ora? E a New York, invece, chiama le centinaia di pompieri, anche quelli che erano in ferie quel giorno, al sacrificio dell'11 settembre? Per Rich Lowry, del New York Post, "niente cavalleria sulla Costa Concordia" sotto il titolone "Donne & Bambini ULTIMI?". E con il paragone con i marinai del Titanic, che "se avessero vissuto per leggere di questa roba sarebbero inorriditi per la vergogna. Sicuramente quelli del  Titanic avrebbero pensato che gli isterici (che si facevano largo tra donne e bambini per salire loro sulle scialuppe) avrebbero meritato di essere uccisi sul posto, e si sarebbero offerti volontari per sparare". E  Bret Stephens, sul Wall Street Journal, ha aggiunto la risposta politica che non e' meno dura da digerire. Ha scritto oggi 17 gennaio: “A proposito di metafore... il tragico-ridicolo affondamento di venerdi' notte al largo delle coste italiane e' la metafora piu' appropriata per un continente in cui nove paesi avevano avuto il downgrading del rating dei loro bond poche ore prima in quella stessa giornata. Anche la nave piu' grande puo' affondare in acque calme se il capitano e' negligente. Anche una operazione di salvataggio a pochi metri  dalla costa puo' trasformarsi in un fiasco se nessuno ha condotto prima le esercitazioni e l'equipaggio non ha idea di come utilizzare una scialuppa di soccorso”. Il messaggio e' che i governanti della barca europea hanno lo stesso tempo per raddrizzare lo scafo che aveva il fallito capitano Schettino. E, se non cambiano rotta immediatamente alleggerendo debiti e deficit pubblici,  il welfare costoso, insostenibile, irresponsabile, e maldistribuito con criteri politici, sara' la disastrosa scialuppa dei Sarko', delle Merkel, dei Monti. Senza futuro di salvezza, come quella di Schettino.

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

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Commenti all'articolo

  • Mattia Pascal

    18 Gennaio 2012 - 12:12

    Io non voglio criticare il comandante (se così si può chiamare) Schettino da un punto di vista legale e parlare di colpa etc etc ma vorrei soffermarmi su un punto di vista morale. Dunque dov'è finito l'onore di un comandante di rimanere con la propria nave anche mentre sta affondando? cosa può distinguere ormai un vero Comandante da un normale marinaio o un comune membro dell'equipaggio? Non voglio dire che doveva andare a fondo insieme alla nave, ma un minimo di dignità doveva dimostrarla al posto di fuggire come un coniglio.

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