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Obama smascherato dai numeri: è il classico "tassa e spendi"

L'agenzia che controlla le spese rivela: il deficit fino al 2022 supererà il tetto previsto dal presidente. Gop pronto ad attaccare

16 Marzo 2012

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Obama smascherato dai numeri: è il classico "tassa e spendi"


 
 
Il CBO, Congressional Budget Office, è l’agenzia bipartisan che fa i conti delle spese governative, dai bilanci all’impatto delle riforme sulle casse pubbliche. Nell’ultima settimana sembra l’ufficio studi e propaganda del partito repubblicano, poiché tutto quello che esce da questo braccio tecnico del Parlamento di Washington va a rafforzare le critiche del GOP alle politiche del presidente. Di oggi è la notizia che per il CBO il budget del 2013 di Obama aggiungerà 3500 miliardi di dollari ai deficit annui di qui al 2022, a partire da un incremento di 365 miliardi già nel prossimo anno. (E’ prassi del CBO fare le proiezioni sui 10 anni, per dare ai membri del Congresso la misura delle conseguenze future delle loro decisioni normative). La stima è in contrasto stridente con quello che aveva detto la Casa Bianca soltanto un mese fa, cioè che il bilancio proposto dal presidente avrebbe ridotto i deficit di 3200 miliardi nel prossimo decennio. Essendo il tema del tetto del debito Usa sempre molto caldo, è chiaro che il GOP userà i numeri per sbugiardare il presidente e additarlo come il classico liberal “tassa e spendi” che vuole un governo sempre più grande e costoso per sotterrare l’America sotto il peso dei debiti pubblici per reclamare rialzi di imposte.

Ma c’è dell’altro. Qualche giorno fa il CBO si era dedicato alla ObamaCare, la riforma sanitaria di cui la Casa Bianca va orgogliosa e che i sondaggi popolari continuano a bocciare con buon margine. E si capisce perché. Dai conti della agenzia bipartisan invece di avere i risparmi promessi dalla sua introduzione, il costo per la messa in funzione della legge, che era di poco inferiore ai mille miliardi in una stima dell’anno passato, sono quasi raddoppiati. Tra qui e il 2022  il costo previsto per la copertura della legge sarà di 1760 miliardi di dollari, una stima minima perché non tiene conto dei costi per la implementazione e di altre modifiche indotte al sistema corrente. Ieri l’altro, ed è il dato politicamente più delicato da digerire per Obama e i sostenitori della riforma dirigista della sanità, sempre il CBO ha pubblicato il rapporto sui risultati pratici che avrà ObamaCare. Ossia, se ci saranno più o meno americani con la copertura della mutua rispetto a prima (che erano già tantissimi, anche se le favole raccontano di morti sui marciapiedi davanti agli ospedali dei malati “scoperti” e senza la carta di credito). Bene, anzi male: secondo il CBO, fino a un massimo di 20 milioni di persone, lavoratori attualmente coperti da polizze pagate dai loro datori di lavoro in base a contratti aziendali o grazie ai pacchetti retributivi che comprendono questo benefit oltre allo stipendio, potrebbe perdere la copertura. Gli imprenditori, infatti, anche quando hanno l’impegno a fornire le polizze ai dipendenti, possono decidere di non farlo più e di pagare al suo posto una multa (o una tassa, la definizione del balzello da parte del governo è ballerina) .

Si tratta del famoso “mandato obbligatorio”,  famoso perché diversi Stati e gruppi di avvocati hanno querelato il governo per questa imposizione e dai vari gradi di giudizio si è ora arrivati alla Corte Suprema che dovrà stabilire, probabilmente tra l’estate e l’inizio dell’autunno, se la ObamaCare è una legge costituzionale o meno. La stima dei 20 milioni in meno, lo scenario peggiore per il CBO, di sicuro sarà abbondantemente spesa in campagna elettorale dal GOP, con una argomentazione che non fa una piega. Obama, oltre che dire che le casse pubbliche avrebbero avuto un beneficio dalla legge (ed è acclarato che non è vero) , aveva anche ripetuto alla nausea che la riforma era per dare una polizza a chi non l’aveva. E che, comunque, tutti quelli che l’avevano già e avrebbero voluto conservarsela com’era lo avrebbero potuto fare, senza problemi. E’ assodato che non è così, e a uscirne bene sono quelli dei Tea Party che sulle nefaste conseguenze della ObamaCare sono diventati un movimento di opposizione decisivo per dimezzare la forza dei democratici nelle elezioni del 2010. Visti i numeri del CBO, anche per il prossimo novembre l’argomento ObamaCare diventerà un serio ostacolo per il bis del suo artefice.

di Glauco Maggi
[email protected]
 

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