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Vertice fiasco delle Americhe. Tutta colpa di Castro

Equador, Nicaragua e Chavez disertano i lavori per solidarietà a Cuba, esclusa dal summit. Sul tavolo la questione Havana e Isole Falklands

16 Aprile 2012

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Vertice fiasco delle Americhe. Tutta colpa di Castro

Il vertice del fine settimana di Cartagena, in Columbia, tra i capi dei Paesi Americani dal Canada alla Terra del Fuoco è stato un fiasco sul piano politico. Alla fine, non è stato emesso nemmeno un comunicato congiunto perché non c’era accordo su niente, ha riconosciuto lo stesso presidente colombiano Juan Manuel Santos nella conferenza stampa di chiusura. Stati Uniti e Canada hanno mantenuto la politica di escludere Cuba dal vertice, mentre molti altri leaders volevano invitare i Castro alla prossima edizione del 2015 che si terrà a Panama. Rafael Correa presidente dell’Equador, Daniel Ortega del Nicaragua, e Hugo Chavez del Venezuela, i più sinistri del sud e centro America, avevano boicottato i lavori non presentandosi neppure, in solidarietà con Castro.

La politica e la diplomazia sono cose contorte, ma facilmente decifrabili. Il papa, che odia il comunismo, era andato lui di persona a Cuba qualche settimana fa, e aveva fatto arrabbiare i dissidenti (ignorandoli) e gongolare i fratelli dittatori (incontrandoli e legittimandoli): come risultato, il Vaticano dice di aver fatto avanzare la “evangelizzazione”, ma la sostanza è stata zero, se non controproducente. Invece Obama, che riconoscerebbe Cuba oggi stesso, deve tener conto dei voti a novembre dei cubano-americani in Florida e altrove, e soprattutto non può esporsi all’accusa di Romney e del GOP di abbracciare il comunismo dell’Avana: come risultato, ha evitato un autogol. Per ora. Magari, se lo rieleggono, avrà “più flessibilità”, come ha fatto sapere a Putin via Medvedev un mese fa a proposito dell’abbandono dello scudo dei missili europei occidentali, e cambierà posizione l’anno venturo. Come anticipazione, infatti, ieri in Colombia ha “espresso la volontà di esplorare nuove soluzioni per il problema cubano”, secondo quanto ha riportato il New York Post da Cartagena.

Altro tema sul tavolo era la vecchia questione delle Isole Falklands, che gli Argentini rivendicano dalla Gran Bretagna. Buenos Ayres scatenò anche una guerra per riconquistarle, ma c’era allora la Thatcher che mandò la flotta e vinse. La popolazione locale preferisce ancora oggi Londra, e Usa e Canada non possono andare contro gli inglesi per compiacere le pretese argentine. Quindi, altro punto di disaccordo. E’ evidente che molti leader dei paesi a convegno vorrebbero trasformare questa iniziativa diplomatica Pan-Americana in una ONU in scala ridotta, dove poter bastonare Washington. In questo clima di inutilità politica palese, il meeting è stato comunque molto apprezzato dai partecipanti al massimo livello della delegazione Usa per motivi mondani, se non mondiali.

Hanno cominciato gli 11 eroi del Servizio Segreto che dovevano proteggere il presidente: da “Body Guards” hanno confuso a chi dare attenzione, dedicandosi ai corpi delle prostitute dell’Hotel sul mare. Uno ha litigato con la sua per i soldi da darle, ne è nato un diverbio e la polizia locale ha fatto un rapporto alla ambasciata americana. La figuraccia ha tenuto banco nei giorni della conferenza, gli 11 sono stati richiamati in patria, e Obama ha promesso una indagine seria. Ci mancherebbe che no. Ma che cosa sarebbe successo se un caso simile fosse capitato ai servizi segreti di Bush? Ci vediamo già i commenti in prima pagina sulla inevitabilità che un “presidente cowboy e anti-femminista come Bush non poteva che produrre agenti puttanieri”. Barack, invece, l’ha fatta franca. E per far vedere che la gaffe diplomatica e il comportamento irresponsabile dei suoi uomini non l’hanno scalfito, ha fatto poi anche lo spiritoso. “Voglio ringraziare il presidente Santos e il popolo colombiano per la straordinaria ospitalità nella magnifica città di Cartagena”, ha detto al meeting. “Ci divertiamo un sacco. E di solito quando io sono in giro per i summit come questo, parte del mio lavoro è scoprire dove posso poi portare Michelle in vacanza. Vi assicuro che torneremo presto qui”. Questo sì che è prendere i fiaschi e le figuracce per il verso giusto! E se il capo è così, perché stupirsi che il suo segretario di Stato, Hillary Clinton, non si unisca allo spasso? Detto fatto. La stessa notte in cui gli 11 “eroi” venivano ricacciati in America, lei ballava e beveva birra in un night club. Per ironia, a tema cubano, come mostrano le foto che sono state scattate con lei folleggiante mentre danza sotto la scritta HAVANA. Una bella amministrazione gaudente. Sembrano quelli della Ballroom del Titanic: avanti così e in novembre ci sarà il naufragio.

di Glauco Maggi

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