Legge di stabilità

Un "tesoretto" di 2 miliardiper gonfiare le buste pagadei lavoratori dipendenti

Andrea Tempestini

  Una manovra stravolta, la legge di stabilità del governo. Tanto che il premier, Mario Monti, ha consolato Vittorio Grilli, ministro dell'Economia, spiegandogli: "Non te la prendere, è iniziata la campagna elettorale". In questo contesto gli uffici di Via XX settembre hanno iniziato a mettere a punto tutti i dettagli del testo, anche se misure e risorse, come ha spiegato lo stesso Grilli nel corso di maggioranza, sono già definite, incastonate.  Cosa cambia - In sintesi, queste le novità: niente più riduzioni di aliquota Irpef ma tagli al cuneo fiscale che avranno effetti sullo stipendio netto in busta paga. Inoltre salta l'abbattimento retroattivo ai redditi 2013 di detrazioni e deduzioni dall'imposta sulle persone fisiche, e viene bloccato l'aumento di 1 punto percentuale dell'aliquota Iva del 10% (quella relativa ai beni di prima necessità come acqua, latte, canre, frutta e verdura). Per quel che concerne l'intervento sul cuneo fiscale, riguarderà soltanto i lavoratori e le famiglie, che per fasce di reddito (devono ancora essere definite) saranno sgravati con un aumento delle detrazioni da lavoro dipendente (oggi le detrazioni partono da 1.840 euro per lo scaglione che supera la "no tax area") e delle detrazioni per i figli a carico (che oggi partono da 800 euro per ciascuno figlio sopra i tre anni). Sgravi per i dipendenti - Il Tesoro ha cominciato a far circolare le prime stime. Secondo i calcoli, le risorse disponibili per finanziare l'effettivo sgravio in busta paga per i lavoratori dipendenti è pari a 2 miliardi di euro. Il conto è presto fatto. La precedente e contestata versione della manovra prevedeva "uscite" fiscali sotto forma di sconti per 6 miliardi, contro 1 miliardi di entrate derivanti dal giro di vite su detrazioni e deduzioni. Dopo le modifiche, dal saldo di 5 miliardi se ne deve sottrarre un altro per coprire la rinuncia alla retroattività sulle detrazioni. Dai quattro miliardi restanti ne vanno tolti altri 1,2 miliardi, necessari a finanziare il mancato scatto dell'Iva per l'aliquota del 10 per cento. Ciò che resta è poco meno di 2 miliardi di euro, il "tesoretto" per rimpinguare le buste paga dei dipendenti.     Niente taglio dell'Irap - E le imprese? Le imprese dovranno continuare a penare e ad avare pazienza. Non solo per lo "schiaffo" sui crediti (rimborsati sì in 30 giorni, ma solo quelli futuri), ma perché come ha anticipato Grilli alle associazioni di categoria, eccezion fatta per il miliardo e 600 milioni stanziato per i salari di produttività, un eventuale tentativo di sforbiciare l'Irap (la tassa più odiata dalle aziende) potrà esserci solo nel 2014. E, attenzione, si parla di "tentativo": nulla di certo, dunque (anzi...). Nel 2014, secondo il ministro dell'Economia, si potrà tentare il taglio attingendo al nuovo fondo, appositamente creato con i proventi del recupero dell'evasione e i risparmi nei trasferimenti legati all'attuazione del piano di spending review di Francesco Giavazzi. "Prima del Tesoro non ci sono altre risorse disponibili": questa la linea di chiusura del governo.