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Allarme degli specialisti

Condono, chi ha aderito alla pace fiscale rischia il carcere: colpa di un vuoto normativo

16 Gennaio 2020

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Condono, chi ha aderito alla pace fiscale rischia il carcere: colpa di un vuoto normativo

Quasi due milioni di contribuenti - tutti quelli che hanno aderito speranzosi alla cosiddetta pace fiscale - rischiano non solo di finire sul banco degli imputati, in procedimenti penali, ma anche di dover sborsare quanto dovuto e che pensavano di aver sanato aderendo ai vari mini condoni negli ultimi anni.
Ad accorgersi del buco normativo sono stati ieri gli specialisti (oltre 40 ricercatori a tempo pieno), del sito Eutekne riservato al mondo dei commerialisti. 



A spiegare la "trappola" inattesa è a Libero il presidente dell' Istituto nazionale dei Tributaristi, Riccardo Alemano: «Si tratta di un mancato raccordo», scandisce, «tra la norma tributaria sulla pace fiscale e la norma penale. L' interpretazione data da alcuni tribunali può essere superata in modo definitivo solo da un intervento legislativo, che equipari ai fini delle agevolazioni penali, il pagamento agevolato della pace fiscale al totale pagamento del debito iscritto a ruolo».
guai in vista E senza intervento legislativo? Si rischia di finire nei guai. «E' possibile che in alcuni tribunali, come già avvenuto, applichino in maniera restrittiva la norma. Ovvero che il pagamento agevolato della pace fiscale che ha valenza tributaria non abbia la stessa efficacia della norma penale».
Il tutto, ovviamente, «dipende dall' entità del mancato versamento», prosegue Alemanno, che indica al governo anche come uscire dal pasticcio esploso nelle ultime ore: «Serve una modica normativa che chiarisca la doppia valenza e lo dica in modo chiaro».
Anche perché l' intenzione dell' esecutivo non era solo di incassare qualche miliardo di tasse e contributi che altrimenti non avrebbe mai intercettato, ma era stato "venduto" ai contribuenti come una misura tombale. Per «sanare il debito tributario sia agli effetti penale che fiscali».
Il rischio non è per la stragrande maggioranza dei contribuenti che avevano aderito alla pace fiscale per sanare buchi di poche migliaia di euro. Però chi pensava di aver sistemato i pasticci del passato anche oltre la soglia del penale (tra i 50 e i 100mila euro), rischia infatti che nel procedimento penale si veda di nuovo sul banco degli imputati e, «nei casi più gravi», avverte il presidente dei Tributaristi italiani, « che si possano spalancare i cancelli del carcere. Ma auspico un intervento più tempestivo».
Tanto più che in alcuni tribunali d' Italia è già successo che con l' applicazione restrittiva della norma al debitore - che pensava di aver sanato le pendenze e quindi chiuso la pratica anche penale - sia stato richiesto di saldare il proprio debito in toto.
Alemanno, consapevole che ormai il problema è transitato più nel campo legale che in quello tributario, auspica chiaramente che «in questo momento problematico venga presentata rapidamente una integrazione alla norma principale». E chiarisce: «Serve una norma ordinaria. Visto che con la precedente legge si è data per scontato che saldando il debito pattuito con il fisco decadeva anche il procedimento penale». Ma il rischio più grande è che dei previsti miliardi di incassi (9,9 miliardi previsti nei prossimi anni), ne arrivino assai meno. Visto che la pace fiscale si paga anche a rate, minando definitivamente la credibilità fiscale di norme che dovrebbero portare ad una pacificazione fiscale. Già nel condoni precedenti meno del 48% degli aderenti ha continuato a pagare le rate fino all' estizione. Il timore è che si inceppi il meccanismo dei pagamenti rateali. Serve un «richiamo nella norma in cui si puntualizza che il soggetto che sottoscrive la pace fiscale abbia sanato il suo debito sia ai fini fiscali che che penalo», taglia corto Alemanno.
pagamenti a rate in dubbio Con il can can dell' ultima legge di Bilancio si è avuta una rappresentazione plastica delle necessità di cassa del Paese. Per racimolare pochi miliardi (appena 3), per ridurre il cuneo fiscale nel 2020 il governo ha dovuto fare i salti mortali. Concedendo ai lavoratori la promessa che (forse) a luglio avranno uno sconticino di 20 euro (per quelli sotto i 26.500 euro di reddito lordo), e di 80 euro per quelli fin ora ignorati dal bonus Renzi (e fino alla soglia a tagliola di 35/36mila euro lordi). Immaginate cosa potrebbe succedere se i condonati smettessero di pagare le prossime rate vedendo decadere i benefici promessi...

di Antonio Castro

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